«Disastro ambientale»: il tribunale di Torino sgombera il campo nomadi

L’ordine di sgombero risale allo scorso 16 settembre, quando il tribunale di Torino ha ordinato l’evacuazione, con effetto immediato, di un’area sita in via Germagnano, su cui sorge un campo nomadi abusivo. L’ambito è quello di un procedimento giudiziario in cui si contesta il disastro ambientale doloso. Per l’accusa, infatti, secondo quanto si apprende ancora una volta in queste ore, le attività dei frequentatori del campo rom hanno provocato danni gravi ai terreni e all’ambiente circostante.

Il tribunale di Torino sgombera il campo nomadi

È l’ennsimo grido d’allarme lanciato da una grande città come Torino che il tribunale ha recepito e a cui sta dando seguito. O meglio, il provvedimento stabilito in aula non è ancora stato eseguito dalle autorità amministrative e dalle forze dell’ordine: quello previsto è «sequestro preventivo». Il campo sorge in una zona limitrofa a una struttura dell’Amiat, l’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti in città. Gli sventurati residenti del vicino quartiere lamentano da tempo gli effetti del propagamento del fumo degli incendi (guaine di rame, pneumatici) provocati dai nomadi. Lo scorso giugno l’Arpa ha terminato una serie di accertamenti che hanno evidenziato il grado di inquinamento dei terreni: le quantità di piombo, zinco, stagno superano di gran lunga i limiti imposti dalla normativa. Ad occuparsi del caso in procura è il pm Andrea Padalino. Nel registro degli indagati sono stati iscritti i nomi di un centinaio di nomadi. Il sequestro per il reato di disastro, formalmente, è comunque a carico solo di due romeni, una coppia che nei mesi scorsi aveva ricevuto – nel quadro di un programma di sgombero di un altro campo in lungo Stura Lazio – una somma di denaro dal Comune per tornare in patria. Proprio ieri l’assessore all’Ambiente del Comune di Torino, Stefania Giannuzzi, ha annunciato che l’amministrazione ha intenzione di sgomberare il campo «entro il termine della consiliatura», ma il provvedimento del tribunale è immediatamente esecutivo.

Le indagini sui campi nomadi a Torino: ecco gli ultimi precedenti

1) Un anno fa banconote false per un valore complessivo di 27 milioni di euro sono state trovate da carabinieri e polizia municipale di Torino in un nuovo blitz al campo nomadi di strada Aeroporto, alla periferia nord di Torino. Tre persone sono state denunciate per la detenzione del denaro, suddiviso in 10 milioni di dollari15 milioni di euro e un milione e mezzo di franchi svizzeri. Non solo: nel corso dell’operazione, durante la quale sono state arrestate anche tre persone per resistenza a pubblico ufficiale e denunciate altre sei persone per altri reati fra i quali detenzione di drogaoltraggio a pubblico ufficiale e maltrattamento di animali, i militari hanno anche scoperto e sequestrato arnesi da scasso, due piante di marijuana e un bar abusivo, totalmente senza permessi.

2) E sempre nel 2015, ancora una volta alla perfieria di Torino, è stato scoperto un magazzino per la refurtiva e un laboratorio per sguainare il rame rubato tra le 64 baracche del campo nomadi abusivo di corso Tazzoli, perquisito dai carabinieri. Ben 137 i militari impegnati nell’operazione, che ha portato alla denuncia di 6 romeni tra i diciotto e i trentaquattro anni. Accanto al campo nomadi è stata scoperta anche una coltivazione di marijuana. Tra la refurtiva sequestrata ci sono pure due pistole giocattolo prive di tappo rosso, un tirapugni e un coltello da 25 centimetri.

3) Infine, armi, gioielli preziosi e refurtiva di ogni tipo sono stati sequestrati dai carabinieri nel corso della perquisizione di un campo nomadi della zona sud di Torino nel dicembre del 2014, compiuta con numerosi mezzi, compresi gli eleccotteri. Un blitz che ha previsto un impego massiccio di agenti ha perquisito oltre 38 prefabbricati e più di un centinaio di persone. L’intervento è stato disposto dalla Procura del capoluogo piemontese ed ha comportato anche il blocco di alcuni edifici abusivi. La perquisizione sarebbe scattata da un decreto della Procura della Repubblica di Torino proprio per la ricerca di armi e refurtiva. E lì, nell’insediamento torinese di nomadi sinti, evidentemente le forze dell’ordine sapevano di trovare merce rubata e contraffatta: e così è stato. Il bottino rinvenuto e sequestrato dai carabinieri è ricco e vario, e va dalle moto alle targhe false, dai fucili di precisione alle finte tessere dei carabinieri, dai camper allo scanner per duplicare carte di credito. Ma non è la prima volta che la perquisizione di un campo nomadi evidenzia quanto varia e fruttusa sia l’operosità dei nomadi in materia di furti di ogni genere. Ecco di seguito gli esiti delle perquisizioni realizzate in diverse città d’Italia solo negli ultimi mesi.