Derubò e uccise un uomo a Roma: romeno condannato a 14 anni

Condanna ridotta in appello per Riccardo Martin Vasile, il romeno di 27 anni sotto processo per la vicenda di Alberto P., l’uomo violentemente aggredito nel luglio 2014 a causa di un diverbio e morto due mesi dopo in ospedale proprio a causa di quei colpi subiti. Quattordici anni di reclusione sono stati inflitti al romeno dalla I Corte d’assise d’appello capitolina per l’accusa di omicidio volontario, due in meno rispetto alla sentenza pronunciata nel dicembre scorso dal gup a conclusione del processo col rito abbreviato. La riduzione è motivata con la derubricazione in furto aggravato dell’originaria seconda imputazione di rapina (con contestuale dichiarazione di non procedibilità per difetto di querela) e con l’esclusione dell’aggravante dell’aver commesso il reato per eseguirne od occultarne un altro. Era il pomeriggio del 7 luglio 2014 quando carabinieri della Stazione di Castelnuovo di Porto si recarono in via Pian dell’Orto, dove era stata segnalata un’aggressione. Sul posto trovarono tre persone, una delle quali appoggiata sul cofano di un’autovettura, col volto tumefatto e i vestiti sporchi di sangue. Fu lui stesso a dire, seppure a fatica, di chiamarsi Alberto P. e di essere stato aggredito da qualcuno. In ospedale, il giorno dopo riuscì ad essere più preciso, indicando in nomadi i suoi aggressori.

Il romeno condannato in primo grado a 18 anni

Le indagini, inizialmente focalizzate su una rapina andata male, puntarono poi su un giro di prostituzione omosessuale. Incrociando i dati riferiti alle celle telefoniche, gli investigatori arrivarono a una chiesa abbandonata (occupata abusivamente da romeni), dalla quale Vasile tentò la fuga scappando sui tetti. Fu lui stesso inizialmente ad ammettere di essere stato l’autore dell’aggressione, a causa di un diverbio dopo la consumazione di atti sessuali; successivamente precisò di aver sferrato solo un pugno e che Alberto era riuscito anche a rialzarsi. Secondo quanto si è appreso, nel corso del processo diede una versione diversa, affermando di non aver mai sferrato alcun pugno, e che l’aggressione era stata fatta da altre persone. Due mesi dopo Alberto P. morì; e la posizione del romeno si aggravò, tant’è che fu processato per omicidio volontario e rapina (per essersi impossessato delle chiavi dell’autovettura e di un telefono cellulare della vittima). Vasile fu condannato a 18 anni di reclusione dopo il rito abbreviato; oggi, la lieve riduzione della condanna in appello.