Debito pubblico e sovranità nazionale, la contrapposizione vista da destra

Debito pubblico e sovranità nazionale. Innanzitutto cerchiamo di spiegare perché si tratta di una contrapposizione e perché così terribile. Il tessuto sociale italiano, come della quasi totalità delle democrazie europee, affonda le proprie radici nella rivoluzione francese passando da quella industriale e marxista. In buona sostanza, oggi è valore universalmente riconosciuto, la parità di diritti e doveri di tutti gli individui partendo però dallo status comune di cittadinanza. Solo negli ultimi anni derive “sinistre” stanno cercando di demolire questo fondamentale e imprescindibile status, non solo cercando di estendere diritti ma addirittura di non pretendere i medesimi doveri da parte di chi si trova anche solo di passaggio nel nostro paese o ancor peggio come clandestino.

I valori dell’uomo e l’Unione europea

Certo, i valori fondamentali dell’uomo sono i principi sui quali ogni società debba richiamarsi ma è altrettanto vero che non può esiste una società senza ordine. L’ordine però non è solo da pretendere nei confronti di chi ancora non è cittadino ma anche e soprattutto dai membri della società costituita che spesso disattendono di rispettare un dovere fondamentale, quello di tenere i conti in ordine. Ecco è proprio da quest’aspetto che la contraddizione ha inizio, il debito pubblico figlio del mancato rispetto dell’ordine economico e la pretesa dei debitori stessi di continuare a detenere la sovranità. Questa non è intesa da contendersi con gli stranieri migranti, i quali disperati nulla possono che chiedere aiuto, ma nei confronti degli altri cittadini della comunità più grande verso la quale abbiamo deciso di farne parte anzi a costituirne le fondamenta, l’Unione europea.

Si, oggi la cittadinanza volente o nolente è quella europea, ed è verso di essa ed in essa che dobbiamo rapportarci, esplicando gli stessi doveri per poterne godere degli stessi diritti. Pare evidente però che il debito, rapportato si alla capacità produttiva che ogni singolo paese porta in dote o fardello, costituisce di per sé un elemento ostativo al principio fondamentale egualitario della comune cittadinanza. Cosa dovrebbero fare i paesi pesantemente indebitati come l’Italia per cercare di conquistare e plasmare i pieni ed effettivi diritti della comunità europea? Aumentare la propria capacità produttiva o ridurre pesantemente il proprio debito? Le due cose sono in antitesi ma allo stesso tempo anche mutuamente efficaci. Per essere più produttivi è necessario avere una più leggera pressione fiscale e quindi un più leggero debito pubblico, in modo da deviare risorse dagli interessi sul debito verso i finanziamenti per opere infrastrutturali che favoriscono lo sviluppo per accrescere il Pil. Quindi tutto parte dal debito, come sospettavamo, ora, al di là di ricercare le cause e i responsabili di questo enorme fardello che ci portiamo appresso ormai da troppi anni e che già conosciamo le risposte, sarebbe opportuno che ci concentrassimo invece in modo determinato e fattivo su come ridurlo. Chiaramente non sono qui a proporre una soluzione economica, ma a spiegare la tesi secondo la quale, in ogni caso la riduzione del debito pubblico non può prescindere dalla riduzione consistente delle conquiste sociali verso le quali siamo abituati e che vedono le proprie origini lontane fin all’epoca fascista. In realtà alcune di esse già si sono “timidamente” manifestate, come la Legge Fornero durante il governo Monti, che ha di fatto ridotto il diritto alla pensione o come l’aumento di ticket sanitari che questa o quella Regione sempre più spesso esigono riducendo il diritto alla salute. Queste manovre seppur necessarie come ipotizzate da questa tesi, sono state fallimentari perché hanno intaccato i diritti dei cittadini, i diritti sono tali solo se si basano sul principio egualitario, altrimenti come in questo caso, vengono sottratti ad alcuni per diventare privilegi verso altri. Un altro elemento non ancora introdotto che fa da bilancia tra le dinamiche del debito e della produttività è il tempo. Cosi come quando accendiamo un mutuo per l’acquisto di una casa moduliamo la rata con la nostra capacità di reddito e la durata con il capitale, anche nelle dinamiche economiche degli stati il tempo è una variabile determinante. Ecco, ora abbiamo tutti gli elementi, sappiamo che dobbiamo ridurre il debito, riducendo parte dei servizi sociali ma non dei diritti, nei tempi attesi per la parità degli stessi con gli altri cittadini europei. È evidente che più rapidamente riduciamo il debito e più rapidamente riconquisteremo la nostra sovranità in Europa da italiani.