Corona, sequestrata la casa. Don Mazzi: «Mi ha fregato, non mi cerchi più»

La Guardia di Finanza di Milano ha sequestrato l’abitazione milanese di Fabrizio Corona in Via De Cristoforis. Il provvedimento disposto dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Milano ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dal pm Paolo Storari, i quali hanno appena chiuso l’inchiesta nei confronti del fotografo per intestazione fittizia di beni, frode fiscale e violazione delle norme patrimoniali in relazione alle misure di prevenzione. Al momento Corona è in carcere.

Don Mazzi scrive a Corona

L’immobile sequestrato dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha un valore stimato di 2.5 milioni di euro e, secondo gli accertamenti, è riconducibile a Corona il quale, per altro, oltre ad essere in carcere da qualche settimana, è già sottoposto a una misura di prevenzione personale disposta qualche anno fa. Arriva la reazione di don Mazzi: «Corona caro, prima di tutto non venire da me perché sono troppo buono e mi hai fregato», ha scritto a Corona, come ha rivelato lo stesso fondatore della Fondazione Exodus intervistato nel corso di una trasmissione di RTL 102.5. Corona aveva ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali e aveva trascorso un periodo nella comunità di Don Mazzi: «Più che pentito per averlo accolto, mi sono arrabbiato – ha spiegato Don Mazzi – mi pare di essere stato imbrogliato. Forse peccando di superbia ero convinto che non avesse voglia di fregarmi e invece, forse, c’è stato un periodo in cui si è convinto di non fregarmi, ma dopo è venuto fuori ancora il Corona. Io sono arrabbiato che sia in galera – ha proseguito – la galera a Corona e a persone così non serve, bisogna che trovi un altro luogo e, soprattutto, un po’ più di pazienza, è stato troppo poco con me. Intanto ho detto che si cerchi un altro che Don Mazzi ha da fare – ha concluso – io sono apertissimo a dieci casi anche peggiori di lui, perché Corona è in effetti un caso mass-mediatico, ma non avete idea di che casi ho seguito e che sto seguendo e cosa ho nelle mie comunità, perché forse sono diventato l’unico prete che ancora prendi questi casi».