Colombia: dal Grande Torino alla Muffat, tanti sportivi morti in volo

La Chapecoense in Colombia come il Grande Torino a Superga? Le analogie sono tante nella tragedia della scomparsa dei calciatori del club brasiliano nel disastro aereo in Colombia. È, purtroppo, solo l’ennesimo dramma che colpisce anche il mondo dello sport. Perché è ancora più grande l’emozione quando la tragedia del volo colpisce i campioni. Dal disastro di Superga del Grande Torino di Valentino Mazzola, a quello del pugile francese Marcel Cerdan, agli otto giocatori del Manchester United, ai rugbisti dell’Old Christians Club, alla Nazionale dello Zambia, alla nuotatrice francese Camille Muffat, per citarne solo alcuni, è lungo l’elenco dei casi che hanno segnato lo sport e sono entrati a far parte della memoria collettiva. La morte tragica di una stella è anche uno spartiacque simbolico, come una cicatrice indelebile, fatto tanto più significativo se riferito a tempi in cui non esisteva ancora la tv. Così sarà dopo la tragedia in Colombia per il Brasile. Così come nulla in Italia fu come prima dopo lo schianto a Superga del 4 maggio 1949, quando il Grande Torino se ne andò per sempre, tra i rottami di un aereo e i detriti di un terrapieno sbriciolato: 31 vittime fra giocatori, tecnici, dirigenti e giornalisti. Un’intera squadra cancellata, le lacrime di una nazione e, da allora, il ricordo quasi religioso di un evento che ferì gli italiani: i caduti del Grande Torino ora appartengono al club Italia. Il pugile Marcel Cerdan. Era sempre il ’49, l’aitante atleta inseguito da stuoli di ammiratrici, simpatico e guascone, una specie di fidanzato di Francia, e di Edith Piaf, mito della musica transalpina, era un peso medio fra i più grandi di sempre, già detentore del titolo mondiale. Cerdan si apprestava alla rivincita con Jake la Motta, un duello epico, per incoronare il più grande, in tempi in cui il pugilato richiamava grandi folle a bordo ring. Ma l’aereo precipitò. Come nella tragedia in Colombia, nel febbraio 1958 otto giocatori del Manchester United morirono a Monaco di Baviera. Erano su un volo della Bea schiantatosi al terzo tentativo di decollo da una pista piena di neve. Lo United tornava da Belgrado dopo la partita con la Stella Rossa, i britannici avevano guadagnato la semifinale di Coppa dei Campioni. A Monaco la sosta rifornimento, poi la catastrofe. Ne nacque un caso giudiziario durato molti anni (e finito nel nulla) per accertare le responsabilità. Nel 1966 il lutto colpì l’Italia del nuoto, con 7 azzurri, l’allenatore e un giornalista, vittime in un incidente in fase di atterraggio a Brema, in Germania, causa nebbia. Era il 13 ottobre 1972 quando un aereo uruguaiano sul quale viaggiava la squadra di rugby dell’Old Christians club si schiantò sulla cordigliera delle Ande. Morirono in 29 e i sopravvissuti (16) vennero ritrovati quasi due mesi dopo. Nel 1993 in Gabon un incidente aereo costò la vita all’intera Nazionale e a 5 dirigenti dello Zambia. Sei anni prima era stata cancellata la più importante squadra di calcio peruviana, l’Alianza, vittima di un incidente a Lima. Nel dicembre 1980 in Polonia, perirono 14 pugili della Nazionale Usa. L’evento numericamente più catastrofico accadde invece nel novembre del 1970 negli Stati Uniti: morirono tutti i 37 atleti di football della Marshall University. Il 25 ottobre 1999 la sorte colpì il golfista statunitense Payne Stewart, che perse la vita nella caduta del piccolo aereo privato su cui stava volando dalla Florida al Texas. Alla sua già ricca bacheca aveva appena aggiunto Ryder Cup e Us Open. Il 10 marzo 2015, infine, la nuotatrice francese Camille Muffat, la velista Florence Arthoud e il pugile Alexis Vastine morirono in uno scontro tra elicotteri in Argentina, dove dovevano partecipare ad un reality. E fa adesso una certa impressione aver saputo che su quell’aereo schiantatosi in Colombia con i calciatori brasiliani della Chapecoense viaggiava regolarmente l’Argentina di Messi, Higuain e Aguero.