Bologna, attentato a una stazione dei carabinieri: si indaga sulla matrice anarchica

C’è stato un attentato esplosivo a una stazione dei carabinieri della periferia di Bologna. Un agguato notturno che ha seminato panico e sconcerto. Due taniche di benzina innescate da una miccia sono state posizionate davanti all’ingresso della stazione Corticella di via San Savino. Fortunatamente non ci sono stati feriti e ad oggi si contano solo i danni allo stabile e si cercano i responsabili del vile gesto.

Attentato a una stazione del carabinieri a Bologna

Ma dal primo istante, dopo la paura, dopo la rassicurazione che nessuno dei militari all’interno dello stabile è rimasto ferito, dopo la conta dei danni, ci si chiede chi possa aver compiuto un atto così vile e minaccioso e a cosa si debba un’offensiva del genere. E le prime risposte che vengono alla mente non possono non fare riferimento alla temperatura incandescente del dibattito politico in merito al referendum del 4 dicembre. Così come non sembra possibile non considerare come rilevante il fatto che, nel pomeriggio, in città è atteso il premier Matteo Renzi per un incontro in vista della prossima consultazione elettorale. Non a caso, allora, in merito alle indagini alacremente in corso, considerando le modalità adottate dagli autori dell’attentato, tutto farebbe pensare alla matrice anarchica, ma sono in corso accertamenti. Intanto,si apprende che il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, bolognese,si è recato in via San Savino a Bologna, per rendersi conto personalmente dei danni provocati dall’attentato esplosivo alla stazione dei Carabinieri Corticella. Galletti è entrato nei locali, accompagnato dal comandante regionale dell’Arma, generale Adolfo Fischione, e dal comandante provinciale, colonnello Valerio Giardina. E nell’esprimere “vicinanza alle forze dell’ordine”, il suo primo commento è stato:”Un attentato vigliacco. Se l’obiettivo era quello di rendere più debole l’Arma dei Carabinieri sappiano che invece questo è il miglior modo per renderli più forti e rendere più forte lo Stato”. 

Per gli investigatori c’è stato un “salto di qualità” 

L’attentato alla caserma dei Carabinieri della stazione Corticella di Bologna rappresenta una salto di qualità, nelle modalità e nei danni provocati. E’ questo il pensiero degli investigatori, che al momento lavorano senza escludere alcuna pista, sull’ordigno che nella notte è esploso davanti all’edificio della periferia del capoluogo emiliano. Si stanno conducendo accertamenti su quello che è rimasto dell’ordigno, che conteneva di certo un’importante quantità di polvere pirica o comunque un’altra sostanza esplodente che si sta analizzando. Negli ultimi tempi a Bologna c’erano stati sabotaggi incendiari all’Alta velocità, congegni inesplosi lasciati in uffici postali e sono state intercettate lettere con polvere, indirizzate a ditte che lavorano nei Cie: tutti “segnali” di stampo anarchico che hanno destato preoccupazione, ma che non avevano avuto l’impatto di quello che si è verificato nella notte in via San Savino. Infatti, andando indietro con la memoria, a Bologna non si ricorda un episodio del genere contro i militari…

Preoccupazione tra i residenti e solidarietà ai cc

Sgomento e preoccupazione. Questo si legge nelle espressioni e nelle parole dei residenti di via San Savino, molti svegliati nella notte dall’attentato esplosivo alla stazione dei Carabinieri Corticella di Bologna. L’edificio, che non è difeso da recinzioni, si trova in fondo ad una strada chiusa, che finisce in un sottopassaggio ferroviario; è di fronte alla chiesa parrocchiale, raggiunta da diversi fedeli per la messa domenicale e quasi tutti fanno tappa davanti alla caserma, salutando i militari che nel quartiere sono un punto di riferimento riconosciuto. Le persone si fermano a guardare i danni, che non hanno risparmiato l’insegna dell’Arma. “Siamo storditi, è un fatto molto grave”, ha detto il presidente del Quartiere Navile Daniele Ara, tra i primi ad arrivare per portare “solidarietà ai Carabinieri e alle persone che abitano lì, che si sono molto spaventate”. Per Ara, “è stato un segnale che qualcuno vuole dare allo Stato”…