Bertolaso: «Sul terremoto troppe chiacchiere». La Raggi? «Merita un 2»

«C’è una grande incertezza e una grande indeterminatezza. Nessuno prende decisioni chiare e precise con modalità d’intervento chiare. Questo servirebbe a chi oggi si ritrova senza casa, senza futuro, senza la garanzia di poter tornare là dove aveva vissuto per tutta la vita». Sulla gestione del post terremoto che ha sconvolto il centro Italia, Guido Bertolaso è categorico. «Ci sono molti impegni, molte promesse, ma nei fatti – ha spiegato dai microfoni di Radio Cusano Campus – poco si sta realizzando».

 Bertolaso a tutto campo. E boccia la Raggi

«Non do la colpa a nessuno – puntualizza Bertolaso – questa è la situazione del Paese, questa è l’organizzazione della post emergenza che si è voluta dare all’Italia in questi anni». Secondo l’ex capo della Protezione civile ci si sta occupando troppo di referendum: «Il Paese è fermo, tutti aspettano di vedere che cosa succede in questo referendum, come se fosse la firma di un trattato di guerra o di pace. Dovrebbe essere un avvenimento politico sicuramente importante, ma non dovrebbe condizionare tutte le altre attività e invece qualcuno vuole sfruttare questo referendum per colpire o favorire quelle che sono le diverse iniziative in campo, anche sfruttando il dramma dei nostri compatrioti terremotati. C’è il rischio che il tutto si strumentalizzi, da una parte o dall’altra».

Quanto alla ricostruzione, a parere di Bertolaso, ricostruire tutto «sarà molto difficile. Gli italiani e i terremotati hanno bisogno di fatti concreti, piuttosto che dire ricostruiremo tutto bisognerebbe – osserva – sedersi insieme ai sindaci e ai rappresentati delle comunità colpite con una bella tabella, un cronoprogramma e stabilire tutti gli interventi che si intendono fare. E poi bisogna costruire scuole vere, non delle stamberghe patetiche a solo uso e consumo di qualche ministro che ha bisogno di farsi vedere in giro». Sulla decisione della Raggi di chiudere le scuole due giorni, infine, Bertolaso concede che «la prudenza non è mai troppa» ma il tutto – aggiunge – «deve essere contestualizzato in una attività di governo della città che purtroppo non vediamo. A Virginia Raggi come voto darei un 2 politico in questo momento. Le avrei dato 0, ma con la decisione post terremoto di chiudere le scuole per due giorni ha dato almeno un segno di vita».