Berlusconi: “Trump un po’ mi somiglia, ma lo giudicheremo dai risultati”

Presidente Berlusconi, perché secondo lei negli Stati Uniti ha vinto Trump: è stato un voto contro l’establishment rappresentato dalla Clinton? un giudizio negativo sulla presidenza Obama? Una reazione al processo di globalizzazione, indicato come causa dell’impoverimento degli americani? «Sono convinto che Hillary Clinton abbia pagato il suo essere un elemento di continuità con gli otto anni di Obama e dell’establishment di Washington. Obama ha commesso molti errori, specie in politica internazionale. Dall’incoraggiamento delle cosiddette primavere arabe, all’inefficace contrasto all’integralismo islamico, fino alle controproducenti tensioni con la Russia. Ha indebolito la posizione dell’America e ha reso il mondo un luogo più instabile e pericoloso. Anche sul piano interno non credo che gli americani, soprattutto la classe media, abbiano avuto vantaggi da una politica tendenzialmente statalista», si legge su “Il Corriere della Sera“.

Berlusconi: “Trump ha sconfitto il politicamente corretto”

«I presidenti si giudicano da quel che fanno. Donald Trump dimostrerà le sue capacità operando per il suo Paese. Questa discussione non ha molto senso. Dimostra solo un provinciale complesso di superiorità verso l’America che la politica italiana non ha titolo per rivendicare. Se non altro perché siamo un Paese nel quale dal 2011, a differenza degli Stati uniti, il governo non è più scelto dai cittadini. Il nostro è un Paese che negli ultimi vent’anni ha subito cinque autentici, seppure incruenti, colpi di Stato. E che ha eliminato per via giudiziaria il più pericoloso competitor della sinistra». È calzante il paragone che fanno di Trump con lei? «Alcune analogie sono evidenti, anche se la mia storia di imprenditore è molto diversa da quella di Trump, che non ho mai avuto occasione di conoscere. È anche lui un imprenditore che a un certo punto della vita ha deciso di dedicare le sue capacità e le sue energie al suo Paese. Ed è stato votato da tutti gli americani stanchi di una politica vecchia, chiusa in se stessa, diventata incapace di ascoltare e capire. Una politica che ha commesso l’errore tipico delle sinistre di tutto il mondo, quello di pensare che il “politicamente corretto” sia il modo di stare vicino ai bisogni della gente. Senza comprendere che i veri deboli sono i cittadini vessati dallo Stato, dalle tasse, dalla burocrazia, dall’immigrazione incontrollata, dalla disoccupazione, dal pericolo terrorista. Questo in America, come in Italia e in Europa. Gli americani hanno scelto Trump, ora lasciamolo lavorare. I giudizi anticipati hanno poco senso».

Berlusconi: “Io di centro, non di destra”

La destra impersonata da Trump — che rivendica in economia una linea protezionista — è la stessa destra di cui lei da oltre venti anni si fa interprete in Italia? «Intanto una questione terminologica, che non è affatto secondaria: io non interpreto “la destra”, rappresento un centro liberale e popolare, nel quale sono confluite le migliori tradizioni politiche del nostro Paese: da quella cattolica a quella del socialismo riformatore, da quella del liberalismo a quella della destra democratica e responsabile. Per quanto valgono queste definizioni politiche, e credo valgano sempre meno, il mio ruolo è stato e continuerà ad essere questo. Quanto alla linea economica di Trump, ci sono molte analogie ed alcune differenze fra il programma presentato dal presidente degli Stati Uniti e il nostro: è apprezzabile la politica fiscale annunciata, così come l’accento posto sul controllo dell’immigrazione e sulla legalità. Non sono invece condivisibili le scelte protezionistiche e le tentazioni isolazionistiche che ha espresso. Però la politica mi ha insegnato che i leader non si giudicano sui programmi, si giudicano sui comportamenti. Lo vedremo all’opera».