Assange colpisce ancora: «Era nostro dovere pubblicare le mail di Hillary»

Julian Assange non si pente e anzi rivendica di aver diffuso le imbarazzanti email sottratte allo staff di Hillary Clinton nel rispetto del principio secondo cui Wikileaks riceve e trasmette senza filtro «ogni informazione autentica». In una dichiarazione rilasciata nel giorno delle presidenziali Usa dal rifugio dell’ambasciata ecuadoriana a Londra in cui è costretto a vivere da oltre quattro anni, l’attivista e giornalista australiano torna sulla questione dopo aver già ripetutamente smentito – al contrario di quanto sostiene l’entourage clintoniano – d’aver ricevuto quel materiale da presunte fonti russe, in “combutta” col Cremlino. Assange afferma al contrario che si è trattato di un’operazione autonoma e sottolinea che «nessuno discute della pubblica importanza» di quanto pubblicato. Materiale «adeguato ai nostri criteri editoriali», aggiunge, e che ha permesso ai cittadini Usa «d’essere meglio informati». Al contempo Assange nota che Wikileaks «non poteva pubblicare ciò che non ha». E «al momento non ha ricevuto informazioni sulla campagna di Donald Trump».

Le dichiarazioni “bomba” di Assange

Alcuni giorni fa lo stesso Assange aveva affermato: «Donald Trump alla fine non vincerà le elezioni, non glielo permetteranno: l’establishment sta con Hillary Clinton», le sue parole  in un’intervista esclusiva a John Pilger, mitico reporter di origini australiane, pubblicata dal network RT. Poi aveva attaccato la candidata democratica a testa bassa: «L’ambizione la divora, sul piano personale mi dispiace per lei». Le mail, secondo Assange, descrivono la candidata alla Casa Bianca come il “fulcro” a cui fanno capo diversi “centri di potere”: l’Arabia Saudita («i suoi rapporti con Riad sono profondi»), le banche, soprattutto Goldman Sachs e l’intelligence.