Assad «chiama» Trump: alleati contro il terrorismo e i jihadisti dell’Isis

Un’asse Siria, Russia, Stati Uniti, Iran: è questo l’ambizioso progetto di lotta al terrorismo jihadista auspicato da  leader siriano Bashar al-Assad all’indomani dell’elezione Donald Trump a 45° presidente degli Stati Uniti. E comunque, sicuramente, una speranza nutrita da tempo e considerata fattibile solo ora: ora che, come ha ribadito il capo di Stato da Damasco, l’inquilino della Casa Bianca può diventare «un alleato di fatto» della Siria qualora mantenesse la sua promessa di combattere il terrorismo dell’Isis.

Assad, Trump un «alleato naturale» contro l’Isis

Lo ha sostenuto in diretta dalla tv portoghese Rtp, Assad, ed è puntualmente riportato sulla Bbc online: ed entrambe le casse di risonanza non tralasciano di riportare, insieme alle speranze e ai progetti del leaderd siriano, anche i «dubbi» – eszpressi tra le righe – sulla «capacità di Trump di rispettare le proprie promesse». Promesse fatte, ribadite e rilanciate da tempo fino alle più recenti dichiarazioni in cui “The Donald” avrebbe definito «follia» l’ipotesi di attaccare in contemporanea le Forze Armate siriane e l’Isis, e che attaccare la Siria potrebbe significare alla fin fine combattere contro la Russia, alleata di Damasco. Una logica conseguenziale che conterrebbe in nuce – soprattutto nelle speranze di Assad – il disegno interventista del neo eletto presidente americano. A proposito del quale Assad, sempre ai microfoni della Rtp, riferendosi a Trump ha infine dichiarato: «Non possiamo sapere quello che intende fare, ma se combatterà contro i terroristi, diventerà un alleato naturale insieme con i russi, gli iraniani e diversi altri paesi». Poi, l’immancabile remora sul finale: il presidente siriano, infatti, in chiusura d’intervista, ha definito «promettente» l’impegno di Trump di concentrarsi sulla lotta contro l’Isis: solo che si è poi chiesto, a stretto giro, se il tycoon «sarà davvero in grado di farlo»…