Addio a Gaetano Rasi, maestro del pensiero sociale della destra

Gaetano Rasi se n’è andato oggi, in silenzio, all’età di 89 anni. Se n’è andato con il suo stile di studioso e di combattente delle idee. La Fondazione Alleanza nazionale si unisce al cordoglio della famiglia. Rasi è stato un maestro del pensiero sociale della destra. Il riferimento alla Carta del lavoro del 1927 si univa, nel suo lavoro, all’ansia di coniugarne i princìpi ispiratori con l’evoluzione dei processi economici e sociali degli ultimi decenni. Rasi, fin dalla fondazione dell’Istituto di studi corporativi (Isc) nel 1972, ha sempre testimoniato l’importanza, per la destra, degli studi di economia, al fine di elaborare programmi adatti alla società italiana negli ultimi decenni del ‘900.  Vale la pena ricordare che l’Isc, tra le numerose iniziative culturali che promuoveva, prestava anche  attività di consulenza per i gruppi  parlamentari del Msi ed era impegnato in lavori di varie commissioni di studio di politica economica. L’Isc organizzava inoltre seminari e corsi di formazione per i giovani missini che volevano approfondire i temi della politica economica e sociale.

Punto di riferimento intellettuale per la destra

Per la mia generazione, Gaetano Rasi fu un indubbio punto di riferimento intellettuale. E lo fu, soprattutto, per quanti di noi, a destra, si professavano “gentiliani”. E all’epoca, tra gli Anni Settanta e Ottanta non eravamo certo tantissimi. Le riunioni tra noi collaboratori della Rivista di Studi corporativi, intorno alla metà degli Anni Ottanta, erano dei veri e propri seminari, che potevano andare avanti per un intero pomeriggio. Rasi ascoltava tutti con attenzione e consigliava libri. “E’ fondamentale leggere Megatrend per capire i processi economici di questi anni”.

L’idea partecipativa

L’idea, alla base, era sempre la stessa: rilanciare l’idea partecipativa nel tempo del capitalismo maturo degli ultimi due decenni del ‘900. Nuove prospettive parevano aprirsi con la fine del modello fordista e l’avvento del modello flessibile che valorizzava il capitale umano dell’impresa. Eravamo tra la fine degli Anni Ottanta e i primi Anni Novanta, e ancora non si palesava il grande inganno e il grande esproprio di reddito ai danni dei lavoratori che sarebbe poi avvenuto con la globalizzazione. Ma un nuovo mondo era comunque alle porte. Tant’è che a un certo punto  la Rivista di Studi corporativi cambiò la denominazione della testata e si chiamò Partecipare. Preziosa fu la collana di libri dell’Isc sulla  cultura politica della destra. Tra questi volumi spicca la raccolta di scritti di Ernesto Massi usciti in precedenza su Nazione sociale. Il mondo di Rasi era quello della classe dirigente del Msi più vicina a Giorgio Almirante. Rasi era coetaneo di Alfredo Pazzaglia, che a lungo fu il presidente dei deputati del Msi. Era molto amico di Franco Servello e Raffaele Valensise.

Grande organizzatore culturale

Un’altra grande qualità di Rasi era la notevole capacità di organizzazione culturale. Riuscì ad aprire varchi alla cultura di destra in tempi di conventio ad excludendum. Nel 1987 l’Isc da lui diretto organizzò un grande convegno su Ugo Spirito insieme con l’Enciclopedia italiana e che si svolse proprio nella sede della Treccani. Vi partecipò il meglio della cultura filosofica  italiana: da Augusto Del Noce, a Emanuele Severino, a Lucio Colletti, ad Antimo Negri. Negli Anni Novanta, Rasi fu responsabile economico di Alleanza nazionale e divenne deputato nel 1996.  Nel 2001 divenne garante per la protezione dei dati personali.

Gasparri: “Ricordo indelebile per i suoi insegnamenti”

La destra deve molto a Rasi.  Tra i messaggi di cordoglio quello di Maurizio Gasparri.: “Gaetano Rasi stato un militante coerente in una lunga storia della destra politica le cui evoluzioni ha accompagnato, interpretato, arricchito di argomenti. Molti di noi sono stati suoi allievi e conservano un ricordo indelebile dei suoi insegnamenti. Fino all’ultimo giorno – prosegue – ha animato il dibattito politico-culturale con libri e pubblicazioni sulle riforme istituzionali, sull’economia con il Centro studi Cesi e collaborando a tutte le iniziative della Fondazione An . Ai familiari un abbraccio commosso e a tutti noi la consapevolezza di aver perso una persona che ha sempre agito senza ambizioni personali ma sempre con tanta passione e competenza”.