Ad Albenga la morale antifascista non fa sconti. Neppure ai cani antidroga

E così il comune di Albenga rimanda indietro il cane antidroga. Con una spiegazione che avrà fatto rigirare nella tomba pure Dario Fo. Sbellicarsi dalle risa, addirittura. Più che altro per l’elevato tasso di intelligenza che gli autori del diniego hanno voluto dimostrare a tutti noi. Ma ecco il fatto. Con la necessaria premessa che non di scherzo si tratta, ma di realtà. Per l’indiscutibile assunto che in nessuna parte del mondo potrebbe mai capitare ciò che regolarmente capita da noi, è accaduto che il Comune di Albenga, guidato da una giunta di centrosinistra, ha detto “no” all’arrivo di un cane antidroga per la polizia municipale perché, l’animale, sarebbe arrivato da un allevamento romano denominato ‘Decima Mas‘. Tutto vero, credeteci. E a scanso di equivoci ecco a voi la spiegazione Sindaco, Giorgio Cangiano del Pd: “Certamente quel nome ha influito nella decisione dell’amministrazione, richiama il fascismo”. Il caso, narrato dalle cronache locali di Stampa e Secolo XIX, è emerso durante l’ultima seduta del Consiglio comunale e a denunciarlo è stato il consigliere di Forza Italia Eraldo Ciangherotti esponente della minoranza che aveva presentato una mozione per l’acquisto del cane antidroga. Tutto bene fin quando dal certificato di provenienza non si è scoperto il fattaccio: quel cane portava seco innegabili richiami al fascismo. Non sappiamo se l’animale dal fiuto finissimo fosse di colore nero o scuro. Sappiamo, e anche ad Albenga lo hanno ricordato, che la “Decima Mas” era un corpo militare della Repubblica Sociale Italiana. Decima con la X, dove, per inciso, anche il premio Nobel Dario Fo militò. Per non dire dei Valter Chiari, Enrico Maria Salerno, Giorgio Albertazzi e dei tanti altri giovani italiani poi approdati al successo e alle sponde più diverse. Certo è che per un attimo anche al signor Sindaco la cosa dev’essere sembrata eccessiva: “In realtà il motivo principale – ha provato a infiocchettare –  è che in questo momento non possiamo sostenere i costi relativi non tanto all’acquisto quanto al mantenimento del cane”. Ma il rigurgito antifascista è stato ben più forte. Cosicchè alla fine il Sindaco ha aggiunto: “certamente il nome dell’allevamento ha influito: se dovessimo prendere un cane certamente ne prenderemmo uno di un altro allevamento, è una questione di rispetto per la storia della città”. Un cane antidroga sacrificato sull’altare del rispetto di una città. Accade ad Albenga. E non c’è niente da ridere.