Scandalo a scuola: Babbo Natale porta in dono i permessi di soggiorno

Babbo Natale cambia vestito e… doni. Dopo l’abolizione della messa, il divieto della recita natalizia, il presepe in stile multietnico per non offendere gli islamici, arriva la canzone di Natale rivisitata e politicamente corretta. Proprio così. Succede a Sorbolo, in provincia di Parma, dove in una scuola media agli alunni è stata distribuita una canzone di Natale nella quale  Babbo Natale porta in dono i permessi di soggiorno. 

La canzone di Natale pro immigrati

Leggere per credere: una delle strofe della canzone di Natale recita: “….la sua pelle è cioccolato, al freddo non è abituato, vende kleenex ed accendini, bussa piano ai finestrini; … Sono io Babbo Natale, è speciale questo giorno, ti ho portato un sacco pieno di permessi di soggiorno, di permessi di soggiorno”. Nelle prossime settimane il coro della recita natalizia della scuola parmense dovrà arrampicarsi sul pentagramma tra permessi di soggiorno e lavavetri. La notizia ha destato un vespaio di polemiche, a partire dalla Lega che denuncia la gravità della strumentalizzazione politica della canzone di Natale. «La scuola è di tutti senza alcuna distinzione e non deve avere nessun colore politico – commenta il segretario leghista dell’Emilia Romagna – riteniamo pertanto questo fatto gravissimo e per questo presenteremo con l’onorevole  Guido Guidesi un’interrogazione parlamentare per avere chiarimenti dal ministero dell’Istruzione circa la veridicità di questa segnalazione ed eventuale esistenza di direttive e/o circolari in materia». Anche Matteo Salvini scende in campo a dir poco sorpreso: «Roba da pazzi. Qualcuno vuole fare il lavaggio del cervello ai nostri figli nelle scuole inculcando loro il messaggio politico della sinistra pro invasione. Ci è arrivata infatti la segnalazione dai genitori della scuola elementare di Sorbolo dove gli insegnanti avrebbero scritto una canzoncina di Natale da far recitare agli alunni dove Babbo Natale porta un sacco pieno di permessi di soggiorno». L’autore, Marco Testoni, tutt’altro che pentito, difende la «sua pacifica canzone per bambini, bersagliata dal rancore».