Usa, sotto accusa Geofeedia: cittadini spiati dalla polizia attraverso i Social (video)

Sono oltre 500 i dipartimenti di polizia che, negli Usa, hanno spiato i cittadini, seguendone persino i loro spostamenti, attraverso i dati concessi da Facebook, Instagram e Twitter.
La massiccia campagna di raccolta dati è servita alle forze dell’ordine negli Stati Uniti per monitorare attivisti e dimostranti in diverse occasioni, in particolare durante le manifestazioni del movimento Black Lives Matter contro la morte di uomini di colore uccisi dalla polizia, a Ferguson ma anche a Baltimora e in altre occasioni.
Lo ha scoperto l’Aclu, l’American Civil Liberties Union, che in un rapporto ha denunciato pubblicamente la questione puntando il dito contro il responsabile di questa intensa attività di spionaggio: Geofeedia, il servizio, spiega l’Organizzazione non governativa, che sfruttando i dati di localizzazione e i post sulle diverse piattaforme social, ha fornito alle forze dell’ordine in tempo reale anche le mappe delle proteste, le cosiddette heat maps, le mappe calde.
La vicenda ha naturalmente scatenato un putiferio e, dopo la segnalazione, Facebook, Instagram e Twitter hanno deciso di correre ai ripari revocando a Geofeedia l’accesso ai propri dati.
Il servizio, creato nel 2011 da un’azienda con sedi sparse fra Chicago, Indianapolis e Naples, si basa sui dati concessi da diversi social network – in particolare quelli relativi alla localizzazione dei post e degli utenti – per permettere di fare ricerche e analisi per luoghi specifici.
Un’attività normalmente utilizzata, anche in Italia, da moltissime aziende a fini di marketing, di profilazione degli utenti ma, anche, in caso di disastri naturali, come l’uragano Sandy e il terremoto in Emilia Romagna.
Il problema è sorto, però, quando si è scoperto che tra gli utilizzatori di Geofeedia, riporta Aclu, ci sono oltre 500 dipartimenti di forze dell’ordine.
In seguito alla denuncia dell’organizzazione, Instagram e Facebook hanno revocato a Geofeedia l’accesso ai propri dati a fine settembre, mentre Twitter ha annunciato la stessa misura ieri.
Geofedia ha cercato di reagire e, in una nota, ha sottolineato che la compagnia è «impegnata» sui principi di privacy e trasparenza, e che continuerà a lavorare per far sì che i suoi utilizzatori «non cerchino di identificare individui in modo inappropriato sulla base di razza, etnia, orientamento religioso, sessuale o politico».