Ungheria, per l’Ue le quote già decise vanno rispettate. Orban: il popolo ha detto no

«Se il referendum fosse stato valido, avremmo risposto che prendiamo nota del risultato. Ora che non è stato raggiunto il quorum possiamo allo stesso modo dire che prendiamo nota». È una via libera dell’Europa all’esito del referendum in Ungheria che ha bocciato la ripartizione delle quote. «Rispettiamo la volontà democratica di chi ha votato e di chi non lo ha fatto – dice il portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas – sta al governo ungherese decidere come gestire il risultato del referendum». Come tutti sappiamo – aggiunge – il referendum in Ungheria sulle quote obbligatorie di richiedenti asilo «riguarda il futuro perché i ricollocamenti decisi sono legge e devono esseri rispettati». La commissione Ue prende atto ma ricorda che «si riserva di intraprendere azioni» per chi non applica le decisioni. Il premier ungherese Orban non ci sta a passare per sconfitto e legge così il voto degli ungheresi: 3,2 milioni di voti sulle migrazioni di massa non possono essere ignorati.

Ungheria: l’Ue prende atto del referendum

Ognuno può interpretare il risultato ungherese come vuole, è la tesi dell’Ue che si limita a «prendere atto». «Non abbiamo una bacchetta magica per risolvere la crisi dei migranti – dice Schinas–- abbiamo bisogno di un approccio d’insieme, ricollocamenti e reinsediamenti sono parte, ma non sono l’unico elemento». Il no agli immigrati è un plebiscito: sono  98 su 100 gli ungheresi che hanno scelto il no anche se la partecipazione al voto è stata minima (43,23 per cento) ben sotto il quorum del 50 per cento che secondo la Costituzione dell’Ungheria è necessario perché un referendum sia valido. In altre parole: il popolarissimo premier nazionalconservatore unghere Viktor Orbàn, per la prima volta, ha mancato l’obiettivo.

La Serbia: non è cambiato nulla

Intanto la Serbia annuncia che non si aspetta cambiamenti rilevanti dopo l’esito del referendum anti-immigrati in Ungheria. Lo ha detto il ministro dell’interno Nebojsa Stefanovic, sottolineando l’intenzione di Belgrado di proseguire nella buona collaborazione fin qui avuta con Budapest. «Confidiamo sul fatto che se ci saranno dei cambiamenti le autorità ungheresi, come avvenuto finora, lo comunicheranno in primo luogo alla Serbia», ha detto Stefanovic. In visita a Budapest il ministro degli Esteri serbo, Ivica Dacic,  oltre ai rapporti bilaterali, affronterà anche la questione dei migranti. Un anno fa l’Ungheria, per contenere il flusso incessante di migranti e profughi in viaggio lungo la rotta balcanica, ha sigillato con una barriera metallica e filo spinato tutti i 175 km della frontiera con la Serbia. Attualmente le autorità magiare consentono l’ingresso nel Paese fino a un massimo giornaliero di 30 profughi intenzionati a chiedere asilo all’Ungheria.