Un’altra Siria per gli Stati Uniti: nello Yemen il conflitto si allarga

Per la prima volta dall’inizio della guerra nello Yemen tra l’Arabia Saudita e la tribù degli Houthi, una minoranza di religione sciita, gli Stati Uniti, che hanno avallato l’intervento dell’alleato saudita senza, tuttavia, ricoprire un ruolo primario, sono entrati a pie pari nel conflitto bombardando con missili Tomahawk alcune postazioni radar controllate dalla tribù ribelle. È stata questa la risposta militare autorizzata personalmente da Obama al lancio di tre ordigni da parte dei miliziani contro il cacciatorpediniere americano “Mason” e una nave anfibia che incrociavano in acque internazionali non lontano dalle coste yemenite, si legge su “la Repubblica“.

USA bombardano posizioni dei ribelli

Un’accusa, questa, che gli Houthi hanno risolutamente negato. Nell’annunciare l’atto di ritorsione compiuto dalla Marina americana, il Pentagono ha voluto sottolineare il carattere “limitato” e “autodifensivo” dell’attacco alle postazioni radar, teso soltanto, a giudizio del portavoce della Difesa, a proteggere la vita dei marinai americani e la libertà di navigazione della Marina Usa. Sta di fatto che la spirale di violenza, azione e reazione, innescata dalla campagna militare saudita contro gli Houthi, adesso coinvolge anche l’America.

Yemen, anche l’America adesso è in guerra

È stato un raid aereo contro i civili che sabato scorso a Sana’a partecipavano al funerale di un capo tribù-il padre del ministro dell’Interno Houthi, Jalal al Roweishan a rappresentare l’antefatto di questa improvviso innalzamento della tensione nell’area. Una lunga fila di persone che andavano a presentare le condoglianze ai parenti del defunto nell’AIkubra, l’edificio comunitario riservato a matrimoni e funerali. Poi il ruggito di un caccia. Due potenti esplosioni a distanza di sette minutil’una dall’altra hanno demolito e incendiato il centro: i morti oltre 140 quaranta, i feriti più di 600, appartenenti a tutto lo spettro politico, e soprattutto, pare, all’area dei favorevoli a una soluzione negoziata del conflitto.