Trump resiste: è la rivolta dell’americano medio contro il “sistema” Usa

Nel secondo faccia a faccia di St. Louis, domenica notte italiana, il magnate di New York Trump ha, ancora una volta, battuto gli allibratori politici che, dopo le rivelazioni sulle sue abituali molestie sessuali contro donne conosciute e no, lo davano per spacciato. Il quartier generale repubblicano lo abbandona in fretta, compresi i candidati alla presidenza 2008 e 2012 McCain e Romney, e perfino il suo vice, governatore Pence, prende goffo le distanze dal focoso palazzinaro? Trump non fa un passo indietro. Evoca gli adulteri di Bill Clinton, accusa l’ex avvocato Hillary Clinton di aver fatto assolvere lo stupratore di una bimba dodicenne. «In quel nastro chiacchiere da uomini, roba da spogliatoio» minimizza, guardando ai voti «Nascar», bianchi di mezza età, senza titoli di studi, usi al misogino machismo da bulli, si legge su la Stampa.

 Trump resiste: ha il suo zoccolo duro

 Trump sa di esser solo, senza partito alle spalle, è consapevole che i sondaggi, specie negli Stati m bilico, non gli sono favorevoli, ma non cambia stile, meglio perdere con il brand «The Donald» che da politico burocrate. Questa è la prima notizia che arriva da St. Louis, il tono volgare, aspro, saturo di insulti e veleni, Hillary a dire «avrei paura con Trump alla Casa Bianca» e il rivale a rimbeccarle «Perché andresti in galera!», fìssa un punto di non ritorno nella conversazione politica del paese. Se, come possibile, il duello tv battesse il record di 85 milioni di spettatori, on e offline, l’intera opinione pubblica degli Stati Uniti d’America sarebbe stata corrosa da un odio senza quartiere Trump ha giusto accusato la Clinton di essere «colma di odio», shakespeariana Bisbetica Indomita.

Trump è un frutto del fallimento di Obama

 Il presidente Obama aveva provato a unire i cittadini, arruolati da una generazione m una guerra di valori e culture, prima che politica. Ha fallito, e il suo cerebrale distacco ha acuito il male che voleva lenire. In questo clima tossico, Hillary Clinton, veterana da decenni dello scontro a mani nude con la propaganda di destra, si muove senza scrupoli. Non ha ceduto alla tentazione di affibbiare all’avversario il colpo del ko, conscia che troppa fretta, aprire la guardia, cedere all’animosità, potrebbe alienarle parte del sottile favore di cui gode. Ha speso 135 milioni di dollari in spot tv contro i 4 di Trump, ha dalla sua giganti repubblicani, la stampa e i media tutti, donne, neri e ispanici, eppure Trump ancora incombe, forte di una base che lo ha scelto come campione e non molla.