Ora Trump mette davvero paura a Hillary. E non solo per il Mailgate (video)

Trump incalza la Clinton: un sondaggio dà al 47% lei, al 45% lui

«È il più grande scandalo politico dal Watergate, tutti sperano che giustizia sia fatta»: non usa mezzi termini Donald Trump tornando ad incalzare la sua competitor Hillary Clinton dopo l’annuncio della riapertura di fatto da parte dell’Fbi dell’inchiesta sulle mail dell’ex first lady quando era segretario di Stato. E non che abbia bisogno più di tanto di calcare la mano sulla riapertura del caso Mailgate: un sondaggio nazionale targato Abc/Washington Post, e realizzato tra il 24 e il 27 ottobre – quindi ben prima dell’annuncio dell’Fbi della riapertura dell’inchiesta sulle email della candidata democratica – lo sentenzia chiaramente: a dieci giorni dalle elezioni presidenziali Usa, il tycoon newyorkese dimostra di aver ridotto il distacco da Hillary Clinton a due punti. Il consenso per l’ex segretario di Stato Usa è al 47% ,mentre l’imprenditore statunitense si attesta su un pericoloso – per Hillary – 45%. E se la Clinton, che finora si è sentita quasi certa del suo imminente ingresso alla Casa Bianca, al momento non può far altro che dirsi «certa che le nuove mail non muteranno le conclusioni già raggiunte dall’Fbi» lo scorso luglio, (quando l’agenzia federale aveva chiuso l’inchiesta sull’emailgate escludendo eventuali responsabilità penali ndr), parlando in Iowa poco dopo che nello stesso Stato Hillary aveva rotto il silenzio sugli ultimi sviluppi – e lanciando un risoluto appello all’Fbi affinché renda noti rapidamente tutti i dettagli sulla sua azione – il candidato repubblicano ha sottolineato che l’Fbi non avrebbe fatto questo passo se non lo avesse ritenuto davvero necessario.

Trump sul Mailgate: «La giustizia prevarrà»

«La giustizia prevarrà», ha sostenuto il tycoon, aggiungendo a stretto giro: «È il più grande scandalo politico dal Watergate, tutti sperano che giustizia sia fatta». Queste le parole d’esordio con cui Donald Trump ha dato la notizia dell’errata corrige annunciata dall’Fbi quasi in diretta, in un comizio a Manchester, in New Hampshire, accolto da un’ovazione della folla di suoi sostenitori. «Una corruzione su una scala mai vista prima», ha commentato il candidato repubblicano, sostenendo che la competitor democratica vuole «portare il suo schema criminale nello studio ovale… Sono contento che l’Fbi stia ponendo rimedio a tutti gli orribili errori fatti» nelle indagini sulle e-mail della Clinton, ha poi chiosato il tycoon, come anticipato interrotto più volte dagli applausi a scena aperta tributati al suo indirizzo da una platea letteralmente in delirio (almeno a giudicare dall’audio, perché nel video che riportiamo in apertura di pezzo non è dato vedere stacchi sui sostenitori intervenuti in massa alla convention).

Il direttore dell’Fbi: «Ho sentito l’obbligo di agire»

Nel frattempo, il direttore dell’Fbi James Comey ha spiegato con una lettera ai dipendenti del bureau le ragioni della comunicazione al Congresso con cui ha reso noto la riapertura di fatto dell’inchiesta relativa alle mail di Hillary Clinton, affermando di aver «sentito un obbligo» ad agire in questo senso. «Naturalmente di solito non parliamo al Congresso delle indagini in corso, ma in questo caso sento un obbligo a farlo considerato che negli ultimi mesi ho ripetutamente testimoniato che la nostra inchiesta era conclusa. Credo inoltre che sarebbe fuorviante per il popolo americano non fornirne nota», si legge nella lettera ottenuta da diversi media americani. E tra breve la parola passerà direttamente agli elettori d’oltreoceano.