Torna Ignazio Marino: l’ex sindaco in tour in tutta Italia per vendicarsi del Pd

Ignazio Marino irrefrenabile. Ignazio Marino incontenibile. L’assoluzione per l’affaire-scontrini lo ha reso euforico e gli fa sentire profumo di rivincita. Così ha riunito i suoi in una cena a Villa Torlonia per illustrare i progetti che ha in mente: un tour in tutta Italia – si parte da Cuneo – per fare campagna per il No al referendum e anche per vedere che aria tira in vista del congresso del Pd romano a febbraio. Di fatto Marino insiste su quelli che secondo lui sarebbero stati i “risultati” della sua giunta, che poi si riducono a due: pedonalizzazione dei Fori imperiali e chiusura di Malagrotta (senza peraltro trovare alternative in linea con un progetto di sviluppo sostenibile).

Ma se in tanti lo hanno chiamato per esprimergli solidarietà (tra questi il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini), c’è anche chi gli ricorda che Marino ha dovuto lasciare il Campidoglio non solo per la vicenda degli scontrini ma soprattutto perché il suo “sgradimento” era talmente alto che il suo partito lo ha dimissionato. E a farlo è il magistrato Alfonso Sabella, che proprio Marino volle in giunta come assessore alla Legalità: “Io ero legato a Ignazio – afferma Sabella in un’intervista a Repubblica – l’ho difeso sempre, in ogni occasione. Ma la mia kryptonite si chiama procura della Repubblica e l’azione penale che essa esercita: non potevo restare accanto a un sindaco indagato per reati di una certa gravità. A maggior ragione nel mio ruolo di assessore alla Legalità”, spiega. E aggiunge : “Va riconosciuto anche quello che diceva il giudice Piercamillo Davigo: se invito qualcuno a cena e dopo che va via mi accorgo che è sparita l’argenteria, non aspetto la Cassazione per non invitarlo più”. Quanto ai partiti,  “dovrebbero dotarsi di un collegio di probiviri indipendente che valuti caso per caso”. Nel caso di Marino gli scontrini “furono la goccia che ha fatto traboccare il vaso: c’erano state le polemiche per le vacanze negli Usa, per il Papa, per i Casamonica. A Marino è mancata la fiducia del suo partito: era un problema di carattere politico, non legato agli scontrini delle cene”.