Torino, prima grana per la Appendino sulla gestione dei musei

«Non è lei che mi caccia, non potrebbe neppure farlo. Sono io che mi dimetto». È l’annuncio al Corriere della Sera, di Patrizia Asproni, presidente della Fondazione Torino Musei, che questa mattina avrebbe dovuto incontrare la sindaca Chiara Appendino. Ma tra le due è rottura. «Non ci vado – afferma – non ce n’è bisogno. Tolgo il disturbo. È un problema di mancato rispetto, delle competenze e del lavoro svolto. E ormai anche di profonda sfiducia in questa amministrazione». Sulle ragioni della sua decisione, Asproni spiega: «Nonostante le mie incessanti richieste, non ho mai avuto un contatto diretto con la sindaca. Il problema è politico. Il giorno della sua elezione – racconta quindi – le mandai un messaggio di felicitazioni con la richiesta di un incontro. Un altro il 19 luglio. Poi un altro, e un altro ancora. Nessuna risposta. Invitiamo Appendino alla presentazione del bilancio semestrale. La sindaca sarà presente, ci dicono. Ottimo. Chiamano per dire che ha un impegno. Spostiamo la data per permetterle di esserci. Alla fine ci fa sapere che non viene ma ci sarà Francesca Leon, assessore alla Cultura. Non si presenta neppure lei. Sconcertante». Alla domanda su quale sia la sua opinione sulla politica culturale della nuova amministrazione, Asproni replica: «Non vedo un orientamento chiaro. Solo una pesante ingerenza su un ente autonomo. Il Comune sostiene di volere dare in prima persona le linee guida ai musei. Peraltro mi sembra una intenzione dispendiosa».

Intanto, rispetto all’ipotesi che la Appendino possa assumere la leadership del Movimento Cinque Stelle, al posto di Luigi Di Maio anche nella corsa alla premership, la diretta interessa smentisce: «Lo ribadisco ancora: sono concentrata al 100% su Torino. Essere sindaca è già abbastanza impegnativo, le altre ipotesi sono fantascienza».