Stalking bancario: la storia di Laura spiega perché la legge è necessaria

Quando ho conosciuto Laura Schiavo, padovana come me, ho pensato che non si può stare ancor a guardare. Laura, una donna coraggiosa, è rimasta vedova a 41 anni perché suo marito non ce l’ha fatta. Il suo compagno di una vita, Dario Casotto, non ce l’ha fatta a subire le continue sollecitazioni dell’agenzia di recupero crediti della sua banca e il 13 giugno 2014 si è suicidato. Laura da allora è rimasta sola e vive con due dei tre figli con i 630 euro della pensione di reversibilità del coniuge.

I nuovi poveri italiani: un esercito di non garantiti

La storia di Laura è un esempio delle nuove povertà che avanzano in un Paese in cui oggi si scopre, dai dati diffusi dalla Caritas, che ad esempio nel sud d’Italia il numero di italiani in difficoltà che hanno chiesto aiuto alla Caritas è superiore a quello degli stranieri. Ormai i veri profughi sono gli italiani a casa loro, dimenticati dal governo Renzi e sempre più impotenti contro le burocrazie che uccidono. Purtroppo alimentare la povertà e la disperazione è proprio quello che vuole il grande capitale per ridurre i salari e i diritti dei lavoratori e grazie al governo di sinistra cresce l’esercito dei non garantiti al quale Laura appartiene.

Come nasce la proposta sullo stalking bancario

L’unico aiuto che la signora Schiavo ha ricevuto è arrivato dal deputato di Fratelli d’Italia, Walter Rizzetto, e dal movimento Terra Nostra che l’ha invitata a raccontare la sua storia nel corso del meeting che si è tenuto recentemente a Padova. Le idee nate da quel dibattito, a cui hanno partecipato numerosissime associazioni di difesa dei risparmiatori e dei contribuenti, grazie al lavoro di Diego Petrucci e Walter Rizzetto, ha dato vita ad una iniziativa di legge per l’inserimento nel nostro ordinamento del reato di stalking bancario. Una battaglia che darà vita ad una petizione a sostegno della proposta sottoscritta da tutto il gruppo di Fratelli d’Italia, a cui anche Laura Schiavo vuol dare il suo contributo come testimonial.

Quando il recupero crediti si fa «baro e assassino»

Si deve agire perché il governo Renzi dimostra di essere troppo vicino ai poteri forti e per i piccoli imprenditori non c’è sufficiente tutela. Ne è dimostrazione il massiccio ricorso alla rete di associazioni di difesa sociale. Secondo Federico Pennacchioni del Popolo dei Consumatori, «il recupero crediti deve essere messo in atto attraverso una condotta etica, che non deve esulare da quanto previsto dalla legge. Le società di recupero crediti effettuano un vero e proprio stalking nei confronti dei debitori: fare trenta, quaranta telefonate al giorno per il recupero di un credito è fuorilegge, chiamare dopo le 20 di sera è fuorilegge, violare una casa privata andando a suonare il campanello, cercando di farsi aprire la porta, per andare a intimare rispetto al recupero è fuorilegge. Molto spesso le stesse lettere di sollecito vengono fatte passare come se fossero un decreto ingiuntivo: non lo sono. Si devono cercare altre vie per aiutare le persone a ritornare, legittimamente, i soldi che devono restituire. In questo momento serve che i cittadini, i piccoli imprenditori, gli artigiani, vengano accompagnati e non certo schiaffeggiati da un sistema bancario che in molti casi si dimostra baro ed assassino».

La “sfida” a Renzi: «Per la legge lavoriamo insieme»

Per Giorgia Meloni l’iniziativa sullo stalking bancario serve ad estendere il reato di stalking alle condotte persecutorie e aggressive che vengono messe in atto nei confronti dei cittadini dalle società di recupero crediti che lavorano per conto di banche, società finanziarie e grandi aziende. Renzi ha detto che lui vuole dire basta allo Stato vessatore. «Noi – ha detto la presidente di FdI – gli vogliamo dare una mano e per questo gli chiediamo ufficialmente un appuntamento per discutere di questa proposta. Così vediamo se una volta ogni tanto si può fare una cosa seria per gli italiani». Parte in questi giorni una raccolta firme che si concluderà a febbraio a sostegno della proposta di legge che reclama giustizia sociale nei confronti delle vittime, affinché non abbiano a ripetersi storie come quella di Laura.