Siria, Mosca accusa: «Gli Usa pronti al patto col diavolo contro Assad»

La polveriera siriana sempre più terreno di scontro tra il Cremlino e Washington: e mentre in ambienti diplomatici – e non solo – si torna a parlare insistentemente di una nuova fase di “guerra fredda” tra Stati Uniti e Russia, ambasciatori di entrambe gli schieramenti provano a smorzare i toni. Ma il dubbio si alimenta ad ogni nuova dichiarazione; ad ogni ulteriore mossa militare e si fa certezza con le ultime dichiarazioni ufficiali: sulla Siria, Mosca accusa: «Gli Usa di scelte scellerate e ostili alle sue…

Mosca accusa: «Gli Usa puntano a un cambio di regime a Damasco»

«Con gli Stati Uniti non stiamo vivendo una nuova guerra fredda», ha assicurato allora l’ambasciatore russo all’OnuVitaly Churkin. «Guerra fredda significa scontrarsi su qualsiasi argomento, non è questo il caso, ma ci sono differenze, interessi divergenti», ha precisato. E gli ultimi accadimenti bellici e le ultimissime scelte strategiche lo testimoniano una volta di più.  E invece: «In Siria il problema sull’inattività del Consiglio di Sicurezza è che ci sono fondamentali divergenze – ha proseguito l’ambasciatore russo –: gli Usa stanno cercando esplicitamente di usare l’organo Onu per un cambio di regime, ma questo non è il mandato del Consiglio di sicurezza», ha polemicamente chiosato Churkin.

Mosca accusa: «Gli Usa pronti al “patto col diavolo”’ contro Assad»

E polemica e dubbi non si limitano al solo ambito diplomatico: la Russia ha «l’impressione», infatti, che «nei suoi sforzi per assicurarsi l’agognato cambio di potere a Damasco, Washington sia pronta a fare il fatidico patto col diavolo, ossia un accordo per forgiare un’alleanza con veri e propri terroristi che sognano di rovesciare la storia e che impongono le loro norme disumane agli altri con la forza». A sostenerlo a viva vove questa volta è proprio il ministero degli Esteri russo in una nota pubblicata lunedì notte e in cui Mosca accusa gli Usa di non aver «mai esercitato una vera pressione» sui qaedisti di Jabhat al Nusra in Siria e di non aver intrapreso «nessuna azione contro i membri di questo gruppo, che continuano i loro attacchi sanguinosi». Dopo la decisione annunciata dagli Usa di sospendere i contatti bilaterali con la Russia sulla Siria, Mosca ha quindi nuovamente puntato il dito contro Washington accusandola di «non fare nulla per separare» gli estremisti di al Nusra dalla cosiddetta «opposizione moderata», e anzi di ostacolare i tentativi della Russia di «fermarli».

La Russia schiera un dispositivo antimissile in Siria

Intanto, mentra la guerra diplomatica a colpi di denunce e accuse, argomenti diplomatici e recriminazioni politiche, prosegue, sul piano strettamente bellico la Russia annuncia di aver dispiegato un avanzato dispositivo antimissile in Siria per la prima volta. Lo riferisce in queste ore Fox News, citando fonti ufficiali anonime americane. Non si hanno conferme o precisazioni ulteriori sullo scopo di questa mossa, ma secondo le fonti citate dall’emittente a stelle es trisce tale sistema militare sarebbe potenzialmente in grado di contrastare qualsiasi attacco missilistico americano. Secondo quanto emerge quindi, componenti per il sistema antimissile del tipo SA-23 Gladiator, che ha una gittata pari a 150 miglia, sarebbero approdati durante il weekend presso una base navale russa a Tartus, città siriana sul Mediterraneo. I componenti sarebbero tuttavia ancora imballati e non sono al momento operativi. Si tratterebbe della prima volta che la Russia dispiega il sistema noto come SA-23 fuori dai suoi confini nazionali, sottolinea poi Fox News citando una fonte occidentale che su rifà a recenti valutazioni di intelligence.

Mosca: «Il nostro unico obiettivo è cacciare i terroristi»

E al termine dell’ennesima giornata di sangue in Siria, la Russia torna a ribadire come ogni dichiarazione, ogni scelta strategica, siano esclusivamente mirate a un solo obiettivo: «Cacciare i terroristi». «Senza il nostro coinvolgimento in Siria – ha ribadito infatti l’ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Churkin, commentando i raid nel Paese – ora potrebbero esserci bandiere nere (dell’Isis) che sventolano sopra Damasco». E a chi gli chiedeva se non si senta in una posizione scomoda vedendo la drammatica escalation ad Aleppo, Churkin ha risposto: «Mi sento a disagio nel vedere questa situazione in Siria, ma purtroppo non è colpa nostra se il Paese è stato spinto nella direzione in cui è ora»…