Dal Mar Baltico ad Aleppo: ecco la sfida di Vladimir Putin all’Occidente

Delle due grandi potenze autocratiche dell’Eurasia, la Russia si sta rivelando più pericolosa, a breve termine, della Cina. I cinesi sperano di arrivare gradualmente a dominare le acque del continente asiatico senza essere ingaggiati in una guerra aperta con gli Stati Uniti. Mentre l’aggressione di Pechino è «fredda», quella di Mosca è «calda». E l’attuale situazione, con l’amministrazione Usa in scadenza sul punto di uscire di scena e quella nuova ancora da insediare, sembra perfetta perché il presidente russo Vladimir Putin scelga di correre un rischio calcolato, si legge su la Stampa.

Russia e Cina, minacce al dominio americano

La situazione economica della Russia è molto peggiore di quella della Cina, e quindi tanto maggiore l’incentivo per i suoi governanti a spingere sulla leva del nazionalismo. Ma il dato più significativo, che le élite occidentali stentano a capire, non può essere quantificato: un insito e storico senso di insicurezza fa si che le aggressioni russe siano crudeli, dirette, sanguinose e rischiose. Mentre i cinesi costruiscono insediamenti sulle isole contestate e mandano flotte di pescherecci nelle acque oggetto di contenzioso, i russi mandano criminali mascherati in Ucraina e sganciano bombe a grappolo sui civili inermi ad Aleppo, in Siria. Senza contare i cyber attacchi, dove la sua interferenza nella nostra politica è assimila- bile a una dichiarazione di guerra, la Russia sta compiendo atti di aggressione in quattro diversi teatri: il Mar Baltico, il bacino del Mar Nero, l’Ucraina e la Siria. Tuttavia per Mosca questo costituisce un solo teatro – i «vicini prossimi» della Russia -, un concetto che comprende la periferia della vecchia Unione Sovietica e le sue zone d’influenza.

La teoria dei “vicini prossimi”

Poiché il signor Putin lo vede come un unico, fluido teatro eurasiatico, se gli Stati Uniti dovessero incalzarlo in Siria, diciamo, lui potrebbe facilmente contrattaccare negli Stati baltici. Una reazione di questo genere sarebbe destinata a spaccare l’alleanza occidentale. Consideriamo uno scenario adombrato durante una simulazione a cui ho partecipato lo scorso inverno a Washington: la Russia potrebbe far penetrare solo poche centinaia di unità militari per alcune miglia oltre la frontiera di uno degli Stati baltici e poi fermarsi. Potrebbe essere rischioso per la Nato rilanciare denunciando una violazione dell’ Articolo 5, che considera l’attacco a un alleato come sferrato a tutta la coalizione. Il signor Putin sa bene che i mèmbri della Nato dell’Europa meridionale, la Grecia, la Bulgaria e l’Italia, potrebbero esitare ad aderire a un intervento, e le truppe russe nella regione del Baltico sono di gran lunga più numerose di quelle della Nato. Nel tempo necessario alla Nato per dispiegare truppe sufficienti, la Russia potrebbe impadronirsi di uno degli Stati baltici mèmbri della Nato.