Scuola, 40 anni fa l’ultima campanella nel giorno di San Remigio

Primo ottobre, San Remigio. Una data e un santo che dicono poco o niente ai bambini di oggi ma che fino a quarant’anni fa rappresentavano per milioni di scolari e studenti la ricorrenza per eccellenza. Segnava, infatti, l’inizio dell’anno scolastico in tutta Italia. Un appuntamento nazionale soppresso dal legislatore nel 1976. Fu quella l’ultima volta che lo squillo della campanella di ogni scuola segnò l’avvio delle lezioni da Bolzano a Siracusa. L’ultima volta di un rito collettivo che nel corso dei decenni ha ispirato storie e mobilitato famiglie.

Il 1° Ottobre comniciava la scuola in tutta Italia

Poi venne l’anticipo a settembre fino ad arrivare al festival dell’autonomia che in combinato disposto con un regionalismo senza storia ha vestito la scuola con le pezze colorate di Arlecchino: ogni regione e, all’interno di ogni regione, ciascun istituto decide da sè il giorno in cui riaprire la scuola dopo la pausa estiva. Un po’ quello che capita con il campionato di calcio: c’è chi gioca la sera, chi a ora di pranzo, chi all’ora del tè, con il risultato che per capire se hai vinto al Totocalcio ti ci vuole un giorno intero quando una volta erano sufficienti i canonici ’90 minuti. Ma è il mercato. E se la rivoluzione della scaletta del pallone si spiega con il mercato  dei diritti tv, quella dell’anno scolastico risulta difficilmente giustificabile. Soprattutto perché, archiviato il Primo Ottobre e mandato in soffitta San Remigio, son via via caduti in disuso anche quegli elementi esteriori della scuola, sbrigativamente considerati superflui da una certa pedagogia d’accatto, ma che invece rappresentavano elementi di uguaglianza, pulizia, rispetto per l’istituzione scolastica di cui si sente oggi gran bisogno.

E i bambini della prima elementare si chiamavano «remigini»

Vogliamo ricordarli? Grembiulini blu per i maschi e bianchi per le femmine, con fiocchi enormi, cartelle con le fibbie, e quaderni con le copertine tutte uguali. Oggi lo chiameremmo il kit del “remigino” – così venivano chiamati gli esordienti della prima elementare – ma se ne trova traccia solo nelle foto di famiglia, testimonianza muta di un tempo certamente scandito da un rispetto per la forma forse eccessivo e da una pedagogia più severa ed esigente ma dove, probabilmente, si respirava un’aria più pulita e più a misura di bambino. Allora ancora considerato come una potenziale risorsa da coltivare con cura e non un consumatore in fieri da stordire con gli effetti speciali di una scuola sempre più avvelenata e inconcludente.