La rivolta dell’Est Europa: “Così batteremo i burocrati di Bruxelles”

«O l’Europa si riforma ascoltando ogni Stato nazionale membro, o sarà la disintegrazione». «Non cederemo alle pressioni». «Non prendete sul serio Walesa…». Così parla Jaroslaw Kaczynski, leader storico del PiS (Diritto e giustizia, i nazionalconservatori polacchi tornati al potere con le elezioni del 25 ottobre) il più influente politico neoconservatore nella Ue. Presidente, insieme al premier ungherese Orban avete auspicato una “controrivoluzione”, che significa? «Un programma di cambiamenti ben preparato. Priorità iniziale: rafforzare il capitale nazionale, oggi troppo debole. Aumentare il costo del lavoro, per rafforzare potere d’acquisto e domanda. E limitare la paura della povertà, soprattutto per le famiglie con molti figli. Non siamo dirigisti, ma parte dell’economia deve restare in mano allo Stato. Abbiamo già preso misure per avere più capitale polacco in economia e banche. Siamo felici degli investimenti stranieri, ma vogliamo un trasferimento di economia e finanza in mani polacche. E vogliamo rafforzare patriottismo e identità nazionale, concetti sfidati dal governo precedente», si legge su “la Repubblica”.

Kaczynski sfida l’Europa della finanza

Possibile, visti sviluppi e trend attuali m Europa? «L’Europa intera affronta problemi gravi. La “correctness” limita la libertà di parola, religione, dibattito, decisioni. E assistiamo alla liquidazione della democrazia da parte di gruppi di pressione. Noi ci opponiamo, in Polonia e in Europa. Per questo ho parlato con Orban di controrivoluzione, sebbene per tradizione polacca preferiamo chiamarla rivoluzione che aiuti a conquistare la libertà». Come si fa questa rivoluzione? «Tutti in Europa dobbiamo tornare al concetto di Stato nazionale, la sola istituzione capace di garantire democrazia e libertà, e grande diversità e vitalità delle culture. Un’unificazione culturale dell’Europa significa anche degradazione, sarebbe pericolosa. Almeno finché l’Europa vuole essere superpotenza globale e agire come tale senza gettar via le sue identità culturali nazionali. È possibile. Noi abbiamo avanzato proposte: cambiare i Trattati per rafforzare gli Stati nazionali ed eliminare ogni arbitrio. Dalla Ue abbiamo ricevuto in risposta là sorpresa amara: gentilezza con Ankara, linguaggio brutale con Varsavia».

Tornare agli stati nazionali, baluardo di democrazia

Ma molti leader europei, da Juncker a Schulz, vi criticano in modo molto duro. Ci sono compromessi possibili? «Non vogliono che siamo noi a governare la Polonia. Ci considerano scomodi. Mi è stato detto che l’Ungheria è piccola, può avere alcune concessioni. Ma non la Polonia. Eppure siamo membro Ue e Nato, l’economia cresce, i conti sovrani sono stabili. Ma chi ci attacca non l’avrà vinta, la Polonia resterà Polonia». Come vede il futuro dell’Europa? «Cambia rapidamente, non dico per il meglio. Ovunque i populisti si rafforzano, dalla Germania con la Afd) alla Francia con Marine Le Pen, che non credo vincerà le prossime elezioni ma è giovane e avrà l’occasione per farlo. O guardi alla Lega Nord, ai partiti populisti scandinavi. Un partito antieuropeo è al top della popolarità in Olanda, vediamo strane forze di sinistra antieuropee in Grecia e Spagna. Possono far esplodere la Ue. O riformiamo la Ue o andrà al collasso».