“Rimborsopoli”, assolto Cota: un’altra inchiesta da gogna finita nel nulla…

Da Roma a Torino, prima la gogna mediatica poi il nulla. Dopo la richiesta di archiviazione di Gianni Alemanno in fase preliminare per i reati connessi all’inchiesta di Mafia capitale arriva la sentenza di assoluzione piena per Roberto Cota. L’ex presidente della Regione Piemonte è stato assolto perché il fatto non sussite nel processo per la “Rimborsopoli” dei consiglieri regionali del Piemonte. La causa riguardava l’uso distorto dei fondi destinati ai gruppi politici rappresentati in Consiglio regionale. La procura aveva chiesto la condanna di tutti i venticinque imputati a pene che nel complesso ammontavano a circa sessantasei anni di reclusione, per l’ex governatore la richiesta era di due anni e quattro mesi.

Processo Rimborsopoli, l’assoluzione di Cota

Il processo si è concluso con dieci condanne e quindici assoluzioni, tra le quali quella di Cota.  La sentenza è stata pronunciata di prima mattina, a Torino, al termine di un processo durato oltre un anno, dalla corte presieduta dal giudice Silvia Bersani Begey. «Sono stato fatto oggetto di attacchi ignobili, e ho sofferto tanto, ma ho fatto bene ad avere fiducia perché qualcosa nelle istituzioni funziona»,  ha detto l’ex governatore della Regione Piemonte, Roberto Cota. «Renzi ha perso una occasione per stare zitto – ha aggiunto a proposito del riferimento alle “mutande verdi” fatto dal premier nella sua visita di ieri a Torino – Avrebbe dovuto mostrare altra sensibilità istituzionale, che non ha…».

Le condanne

Le pene inflitte dal tribunale spaziano dai tre anni e dieci mesi per Michele Giovine (Pensionati per Cota), la pena più alta, ai quattro mesi con la condizionale per Augusta Montaruli (Pdl), per la quale l’accusa di peculato è stata derubricata in un lieve episodio di finanziamento illecito. La Regione, che nel corso del processo aveva ricevuto dagli imputati indennizzi per 2,4 milioni, otterrà da due dei condannati 20mila euro. Nessun indennizzo invece alla parte civile Codacons.

Cota e le strumentalizzazioni delle “mutande verdi”

L’ex leader della Lega, era accusato di aver utilizzato circa trentamila euro della Regione Piemonte per il rimborso di spese considerate personali e non istituzionali. Nel fascicolo era arrivato anche lo scontrino di quelle che poi diventarono strumentalmente famose come “mutande verdi“, un paio di boxer acquistati da Cota durante una trasferta a Boston.  Cota, così come avevano fatto molti altri dei consiglieri alla sbarra, aveva risarcito il consiglio regionale con oltre 32mila euro, come “gesto di trasparenza” e si era sempre difeso affermando che quei soldi chiesti all’ente pubblico sarebbero stati usati o per regali di rappresentanza o per motivi prettamente “istituzionali”. Il segretario della Lega aveva scelto il rito immediato e non riti alternativi proprio per «dimostrare l’estraneità ai fatti». Il tribunale di Torino ha accolto la sua difesa  e lo ha assolto dall’accusa di peculato.