Renzi conferma: «Se vince il No cambio mestiere». Poi difende Benigni…

La fonte è autorevole, La Stampa di Torino, l’occasione è una visita allo stabilimento della Thales Alenia Space, dove Matteo Renzi si lascia scappare anche quel concetto, di cui si era già amaramente pentito, secondo cui la partita del referendum riguarda anche se stesso e il proprio destini politico. Se vince il no si dimetterà? Pare di sì. «Se perdo cambio mestiere», dice durante un incontro con i parlamentari e gli industriali della zona, come riporta il quotidiano torinese, anche se di lì a poco arriva una mezza smentita di Palazzo Chigi, che precisa: «A Torino si è parlato molto del futuro della città e del Paese ma non si è mai toccato il futuro personale di Matteo Renzi». Una retromarcia che Renzi deve innescare precipitosamente dopo aver verificato l’intenzione del giornale di titolare su quella frase, come poi accaduto, in prima pagina.

La retromarcia è proseguita anche oggi, con un’intervista radiofonica: «Il referendum è sul futuro del paese e non sul mio», dice il premier a Radio Anch’io, correggendo così la ricostruzione dell’incontro con gli industriali ieri a Torino. Poi attacca il solito nemico: «È vero che D’Alema è contro ma questa non è una discussione dentro il Pd, c’è gente di destra, ma anche di Grillo, che voteranno si’. Chi vuole meno costi è chiamato ad un domanda secca. Si può discutere se i risparmi sono 50 o 500 milioni, io ho dedicato una trasmissione a dimostrare, calcolatrice in mano, che sono 500 milioni ma comunque nessuno mette in discussione che c’è una riduzione dei costi». Il premier poi critica anche le scelte passate del Pd: «La riforma del titolo V ha creato caos istituzionale». Alla domanda di un ascoltatore che evidenziava come la riforma delle province non abbia prodotto effetti, il premier ha replicato che “le province sono in Costituzione e finche’ non cambia devono restare, quindi chi vuole abolirle deve votare sì”.

Renzi in difesa di Benigni

«Cerchiamo di vivere due mesi con calma, con un tono e anche uno stile un po’ più misurato e lo dico pure per parte mia. Quando vedo che Benigni dice che vota sì la reazione dei social ma anche di molto politici e opinionisti è di attaccarlo personalmente. Si è creata una caccia all’uomo mediatica per cui non si vuole che la si pensi diversamente dal no», è la posizione di Matteo Renzi, a Radio Anch’io, che difende l’endorsement del premio Oscar per il sì dopo anni e anni di slogan sulla “Costituzione più bella del mondo che non si tocca…”