Referendum, fa ricorso anche il numero 1 dei costituzionalisti

Due nuovi ricorsi sono stati presentati contro il quesito referendario: uno al Tar del Lazio e uno al Tribunale di Milano. E a firmarli è stato il presidente emerito della Corte Costituzionale, Valerio Onida, insieme alla costituzionalista Barbara Randazzo, professore ordinario all’Università di Milano. Dunque, due ricorrenti estremamente qualificati dal punto di vista tecnico.

Contro il referendum il presidente emerito della Consulta

Anche Onida e Randazzo, come i ricorrenti di M5S e Sel, contestano il testo del quesito. Puntano sul fatto che in un’unica domanda vengono sottoposti all’elettore molteplici argomenti eterogenei. I due costituzionalisti, fra i più qualificati del Paese, chiedono quindi che la questione venga rinviata alla Consulta e che venga accertato, in via d’urgenza, il loro diritto di cittadini-elettori di votare «su quesiti non eterogenei, a tutela della loro libertà». Una richiesta avanzata al Tribunale di Milano, mentre l’intervento al Tar «è rivolto contro il decreto di indizione del referendum medesimo, in quanto ha recato la formulazione di un unico quesito, suscettibile di un’unica risposta affermativa o negativa, pur essendo il contenuto della legge sottoposta al voto plurimo ed eterogeneo».

«Annullare il decreto di indizione del voto»

Il ricorso, quindi, chiede l’annullamento, previa sospensione, del decreto del Presidente della Repubblica di indizione del referendum e di «ogni altro atto preliminare, connesso o conseguenziale». Il ricorso ricorda inoltre come «i necessari caratteri di omogeneità» del quesito referendario siano «gli stessi richiesti secondo la consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale relativa al referendum abrogativo».