Pugni, calci e umiliazioni: ecco come tre bulli «battezzavano» i compagni

Piccoli bulli crescono… E aumentano la portata della violenza da esercitare sulle vittime nel mirino e lo sconcerto di chi assiste inerme all’inquietante incremento dell’odioso fenomeno. l’ultimo caso registrato dalla cronaca si deve a un manipolo di minorenni di Terni che, monitorati dalla polizia a seguito delle denunce di genitori e cittadini, si è scoperto costringevano alcuni coetanei, all’uscita dalla scuola, a sottoporsi a una sorta di iniziazione perversa definita «battezzo», colpendo con schiaffi e pugni coloro che si rifiutavano: per questo tre minorenni, studenti delle superiori, sono stati denunciati dalla squadra mobile ternana per un presunto caso di bullismo.

Bulli a Terni, l’iniziazione chiamata “battezzo”

E se le prove inflitte ai malcapitati ragazzini di turno cambiamo a seconda della banda che decide arbitrariamente di imporle, le modalità adottate dai bulli per farle eseguire sono sempre le stesse; schiaffi, calci, pubbliche umiliazioni e ricatti. Le indagini della polizia infatti – spiega la questura – erano state avviate dopo alcune segnalazioni giunte da genitori e cittadini e, anche attraverso appostamenti e pedinamenti, hanno permesso di documentare le vessazioni e le sopraffazioni subite da quattro minorenni, poco più piccoli dei tre, con età comprese fra i 13 e 14 anni. La prova del “battezzo” – hanno accertato allora gli investigatori – consisteva nel far eseguire ai nuovi arrivati, sull’autobus che li riportava a casa dopo le lezioni, giochi e performances di abilità di vario tipo come, ad esempio, prendere con la testa una moneta lasciata scivolare su un vetro, oppure fare una gara di reciproci schiaffeggiamenti tra due persone, in cui chi dava la risposta sbagliata a una domanda doveva essere preso a schiaffi dall’altro concorrente.

Schiaffi, calci e intimidazioni sullo scuolabus

Una sorta di contagio coatto, inflitto a suon di sberle dai tre denunciati che colpivano a loro volta, come detto, con schiaffi o pugni coloro che si rifiutavano di sottoporsi a queste prove di abilità – e di resistenza fisica e di sopportazione mentale – determinando – sempre secondo la polizia al lavro sul caso – una violenza psicologica oltre che fisica, imposta con la forza e con il terrore. Dopo questi episodi di vessazione e sopraffazione fisica, le presunte vittime, turbate e costrette all’angolo da una situazione di disagio, avevano iniziato a rifiutarsi di andare a scuola, sperando – in quel modo – di sottrarsi all’azione prevaricatrice e umiliante dei bulli. Bulli che, a questo punto ci si augura, capiscano cosa significa vivere all’angolo e in preda al disagio attraverso prove di educazione ed espiazione apposite, capaci di insegnare, attraverso l’impegno fisico e psicologico, rispetto e non violenza.