Pubblico impiego, l’aumento promesso è un bluff: 30 € lordi al mese

Grazie, ma non abbocchiamo. Si sta rivelando l’ennesimo bluff made in Palazzo Chigi lo strombazzato sforzo del governo di triplicare le risorse con cui finanziare il rinnovo del contratto del pubblico impiego per il triennio 2016-2018. Da 300 che erano, i milioni sono saliti a 900 ma per i destinatari finali della miracolosa lievitazione cambia poco, anzi talmente poco da rasentare la beffa: il tutto, infatti, come ha spiegato il segretario generale della Fp Cisl, Giovanni Faverin, si risolve in un aumento di «25-30 euro lordi al mese». Numeri che declinati al netto diventano addirittura ridicoli. Se il governo non dovesse però smuoversi dail budget di 900 milioni, ha precisato il sindacalista, la coperta rischia davvero di risultare troppo corta. In questo caso, fa capire Faverin, occorrerebbe stanziare risorse a parte per il personale delle autonomie locali e della sanità.

La Cisl: insufficienti i 900 milioni stanziati

Il rinnovo contrattuale del pubblico impiego è un altro ostacolo per Renzi e il suo ministro dell’Economia Padoan, che avevano puntato molto sulla triplicazione dei fondi a disposizione con l’occhio ben puntato sui sondaggi elettorali in vista dell’appuntamento referendario del prossimo 4 dicembre. Ma l’eseguità dell’aumento che tale somma va concretamente a determinare nelle tasche dei pubblici impiegati può ora ritorcersi coome un boomerang contro di loro.

Fallita la manovra elettorale sul pubblico impiego

Del resto, il commento del sindacato non li autorizza a coltivare particolari speranze di comprensione (figuriamoci poi di consenso) nel settore del pubblico impiego, che attaende ormai da anni un ritocco in alto del proprio stipendio. «Apprezziamo che siano aumentati gli stanziamenti per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego – ha infatti tenuto a precisare Faverin -, ma stiamo ancora a un livello di risorse profondamente insufficiente, se si vuole fare un contratto che punti alla crescita e alla produttività».