Provincia, elezioni bluff: i cittadini non votano. Meloni: farsa in stile renziano

Elezioni farsa per le Province.  Urne quasi chiuse per l’elezione del consiglio della Città metropolitana della Capitale (si vota anche a Milano, Torino, Napoli e Bologna) cioè la vecchia Provincia teoricamente abolita. Si tratta delle elezioni per rinnovare la composizione delle Province,  mandate in pensione dalla riforma del ministro Delrio ma in realtà trasformate e inglobate nelle dieci città metropolitane. Ma è un bluff: la Provincia, in realtà, mantiene  le stesse funzioni e gli stessi costi del passato con l’unica differenza che a eleggere i rappresentanti provinciali non sono i cittadini ma i consiglieri comunali. Nella Capitale seggi aperti a Palazzo Valentini  dalle 8 di domenica fino alle 23: è qui che si eleggono, per la seconda volta dall’approvazione della legge Delrio, i 24 consiglieri decisi dalle segreterie dei partiti senza che i cittadini possano esprimere alcuna preferenza. A votare saranno infatti tutti i consiglieri di Roma Capitale e degli altri 120 Comuni dell’hinterland.

Provincia, una riforma bluff

Addio democrazia diretta, addio rappresentanza. Non solo, ma con l’elezione indiretta dei consiglieri provinciali e la diminuzione del numero dei seggi non si ha alcuna certezza che il territorio sia omogeneamente rappresentato nella futura assemblea provinciale. Tutto è demandato al buon senso delle segreterie politiche: in teoria potrebbe accadere che nel Consiglio metropolitano non siano rappresentate intere aree provinciali. Tutto è lasciato all’arbitrio dei partiti. Una riforma assurda, duramente contestata dal centrodestra e da Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni ha fatto il suo dovere, ma – scrive su Facebook– sperando che sia l’ultima volta. “In qualità di consigliere comunale -spiega la leader di Fratelli d’Italia – ho votato per la Città metropolitana di Roma con la speranza che non accada più. Quello della Città metropolitana è l’esempio perfetto delle riforme renziane: le Province sono rimaste, ma ora i consiglieri sono eletti dai consiglieri comunali e non dal popolo; viene tolto ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti ed è quello che succederà al Senato se passasse la riforma costituzionale, sopravvivono enti inutili e costosi che si finge di aver abolito”. Per questo –  conclude la Meloni – “votare no al referendum del 4 dicembre servirà a fermare questa deriva antidemocratica che mira a togliere sovranità al popolo per metterla in mano ai partiti e ai gruppi di potere”.