Profugo incendia la casa di una donna e finge di soccorrerla per darsi un alibi

Prima incendia casa, poi finge di aiutare a spegnere le fiamme per crearsi un alibi. Si è risoloto in poco più di 24 ore il giallo dell’incendio nel Pistoiese, in cui è rimasta vittima una la 28enne marocchina, Lamiae Chriqi, morta giovedì nell’incendio della sua casa a Sammommè (Pistoia). La svolta parla sarebbe arrivata dall’incrocio delle teastimonianze di alcuni migranti e dalla stessa richiesta d’aiuto rivolta dalla vittima al 113, e adesso è chiaro: non si tratterebbe di incidente come emerso in un primo momento, ma di omicidio.

Profugo prima le incendia casa, poi finge di soccorrerla

Dunque, Lamiae Chriqi, sarebbe stata uccisa: è quanto riporta stamani la Nazione spiegando che la svolta nel caso della morte della giovane immigrata è arrivata in nottata. Un extracomunitario, dopo un lungo interrogatorio, avrebbe confessato ed è stato fermato. Da quanto poi appreso il presunto responsabile sarebbe un migrante ospite di un albergo vicino all’abitazione della vittima. Non chiaro il movente mentre, riporta il quotidiano fiorentino, ma fondamentali per le indagini sarebbero state la richiesta di aiuto della vittima al 113 e le testimonianze di altri migranti ospiti dell’albergo: avrebbero visto una figura allontanarsi mentre nella casa divampavano le fiamme. La 28enne sarebbe morta bruciata nel bagno dove si era rifugiata. Da lì avrebbe chiesto aiuto al 113: e i soccrosi sono stati immediati, ma al loro arrivo non c’era già più nulla da fare e non sono riusciti a salvarle la vita.

Incendio nel Pistoiese, contro il pakistano «indizi schiaccianti»

Ora i riflettori del caso puntano su un pachistano di 28 anni, ospite insieme a un’altra ottantina di persone, di un hotel che accoglie richiedenti asilo: è lui il fermato per l’omicidio della donna marocchina, morta nell’incendio della sua abitazione divampato la sera del 6 ottobre. L’uomo, in base a quanto spiegato dalla questura di Pistoia la cui squadra mobile ha condotto le indagini, ha confessato e in base a quanto da lui dichiarato e raffrontato con i dati raccolti dagli inquirenti, sembra che dopo aver causato il rogo, lo straniero sarebbe stato tra i primo soccorritori e avrebbe dato notizia dell’incendio al marito della vittima, «al fine – riporta una nota della polizia – di crearsi un alibi». Il fermo di polizia giudiziaria, per le accuse di omicidio e incendio, è arrivato in nottata, dopo l’interrogatorio del pachistano, A.H., contro il quale erano stati raccolti «indizi schiaccianti».

Il falso alibi: prima appicca le fiamme, poi finge di soccorrere

Il 28enne, da circa un anno alloggiato all’albergo Arcobaleno che ospita richiedenti asilo, aveva stretto amicizia con la vittima e il marito di quest’ultima, abitanti in un piccolo appartamento situato di fronte all’hotel. E giovedì scorso avrebbe trascorso il pomeriggio con la donna nella casa di quest’ultima. Poi ci sarebbe stato un litigio tra i due in seguito al quale il pakistano avrebbe appiccato le fiamme, dando fuoco ad una bombola di gas, prelevata dalla cucina della casa della vittima e poi posizionata davanti alla porta di una stanza dell’abitazione. Non contento, avrebbe anche finto di intervenire in aiuto della donna per domare le fiamme, da lui stesso appiccate, al solo scopo di crearsi un alibi: ma le cose, come noto, non sono andate come da lui previsto…