Povertà, rapporto Caritas: sempre più giovani e italiani tra gli indigenti

Scardina due atavici capisaldi il Rapporto 2016 della Caritas su povertà ed esclusione sociale: il primo che riguarda il vecchio modello italiano di povertà, che vedeva gli anziani più indigenti; e poi il secondo, quello secondo cui sono soprattutto gli stranieri a chiedere aiuto ai Centri di Ascolto dell’organismo patorale. Ebbene, il report appena presentato segnala una preoccupante inversione del trend che abbiamo fin qui registrato e affrontato, mettendo al centro del mirino delle necessità vittime della povertà sempre più giovani e, specie al sud, sempre più di casa…

Povertà, per la Caritas aumentano i giovani indigenti

Un’inversione di tendenza, dunque, quella registrata dall studio della Caritas sulla povertà, che non va però nel segno del miglioramento, anzi… Come a dire che, parafrasando un vecchio adagio della matematica, cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia: solo che, se fino a poco tempo fa, la fascia sociale più in difficioltà economica era quella rappresentata dalla terza età, adesso la povertà assoluta risulta inversamente proporzionale all’età, cioè diminuisce all’aumentare di quest’ultima. La persistente crisi del lavoro ha infatti penalizzato – e sta ancora penalizzando – soprattutto i giovani e i giovanissimi in cerca di occupazione, come gli adulti rimasti senza impiego.

Al Sud più italiani che stranieri nei centri Caritas

Non solo: in base al report della Caritas, sono sempre più giovani e, per quanto riguarda il Mezzogiorno, sono sempre di più gli italiani a rivolgere la propria richiesta d’aiuto ai centri d’ Ascolto della struttura. Se, infatti il dato assoluto indica una maggiornaza di  stranieri tra coloro che chiedono aiuto alla Caritas, per la prima volta, nel 2015, il dato relativo al Sud registra una più massiccia la percentuale di italiani tra i bisognosi, numeri che hanno superato di gran lunga il dato degli immigrati. Ed è proprio questak, allora, una delle novità del Rapporto 2016 della Caritas sulla povertà. Se a livello nazionale il peso degli stranieri continua a essere maggioritario (57,2%), nel meridione gli italiani hanno compiuto il “sorpasso” e sono al 66,6%. I centri Caritas sono 1.649, dislocati su 173 diocesi.

Il rapporto della Caritas nel dettaglio

Di più: rispetto al genere, il 2015 segna un importante cambio di tendenza; per la prima volta risulta esserci una sostanziale parità di presenze tra uomini (49,9%) e donne (50,1%), a fronte di una lunga e consolidata prevalenza del genere femminile. L’età media delle persone che si sono rivolte ai Centri Caritas è 44 anni. Tra i beneficiari dell’ascolto e dell’accompagnamento prevalgono le persone coniugate (47,8%), seguite dai celibi o nubili (26,9%). Il titolo di studio più diffuso è la licenza media inferiore (41,4%); a seguire, la licenza elementare (16,8%) e la licenza di scuola media superiore (16,5%). I disoccupati e inoccupati insieme rappresentano il 60,8% del totale. I bisogni più frequenti che hanno spinto a chiedere aiuto sono perlopiù di ordine materiale: spiccano i casi di povertà economica (76,9%) e di disagio occupazionale (57,2%), ma non sono trascurabili anche i problemi abitativi (25,0%) e familiari (13,0%). E sono frequenti le situazioni in cui si cumulano due o più ambiti problematici.

Migranti, nel 2015 sono stati 7.770 a rivolgersi alla Caritas

Sono 7.770 i profughi e richiedenti asilo che si sono rivolti ai Centri di ascolto della Caritas nel corso del 2015. Si tratta per lo più di uomini (92,4%), con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), provenienti soprattutto da Stati africani e dell’Asia centro-meridionale. Queste persone, sottolinea il dossier, sono spesso analfabeti (26,0%) o di modesta scolarità (licenza elementare 16,5%, licenza di scuola media inferiore 22,8%). In termini di bisogno prevalgono le situazioni di povertà economica (61,2%), ma è alto anche il disagio abitativo, sperimentato da oltre la metà dei profughi intercettati (55,8%). Tra loro è proprio la «mancanza di casa» la necessità più comune; seguono le situazioni di precarietà o inadeguatezza abitativa e di sovraffollamento. In terza posizione i problemi di istruzione, che si traducono per lo più in problemi linguistici e di analfabetismo. Le loro richieste di aiuto riguardano soprattutto beni e servizi materiali (pasti alle mense, vestiario, prodotti per l’igiene) ma anche alloggio.