Portento Renzi, dopo Zagrebelsky fa diventare simpatico persino De Mita

Detto senza ironia: Matteo Renzi è un portento. Solo un portento può far apparire simpatici Gustavo Zagrebelsky e Ciriaco De Mita ad uno che ha votato a destra tutta una vita. Una coppietta che in altri tempi neanche ettolitri di Alka Seltzer avrebbero potuto far digerire. Figuratevi che il primo è stato il più accanito sottoscrittore di petizioni anti-Berlusconi mentre il secondo è l’inventore del famigerato “arco costituzionale“, la perfida formuletta utilizzata per circa mezzo secolo dall’antifascismo militante e di regime per togliere voce a circa tre milioni di italiani. Eppure, anche loro, persino loro, nel doppio confronto con Renzi nel salotto di Enrico Menata su La7, sono riusciti a farci considerare la riforma del 1948 come la peggiore mai scritta ad eccezione di tutte le altre e a far apparire Renzi per quello che è: un incidente politico causato da una foratura nella gomma del Pd guidato da Bersani.

Renzi, un premier che parla come un teen ager

Già, perché un premier che è tale per investitura di Palazzo e non per unzione popolare e che ha scalato un partito con il falso mito della Rottamazione non può continuare a fare il teen ager e accusare chi l’ha preceduto di «avergli rubato il futuro». Chi governa non recrimina, ma si dà da fare per prepararlo lui il futuro. Possibilmente a tutti i giovani e non solo a quelli della propria cerchia. Soprattutto, non cerca di dividere lungo una demarcazione giovani/vecchi che sembra più adatta al Festival di Sanremo che a Palazzo Chigi. Dopo aver sperimentato, spesso con esiti drammatici, la contrapposizione politica destra-sinistra e poi quella “geografica” Nord-Sud degli anni ’90, ci mancherebbe solo che c’innamorassimo oggi di quella anagrafica di Renzi in funzione di antidoto contro quella moralistico-giudiziaria tra pretesi onesti e presunti corrotti vagheggiata da Beppe Grillo “Savonarola”. È vero, come diceva Carlo Marx, che la «storia si ripete solo in grottesco», ma c’è un limite a tutto.

Costruire una nazione per giovani, non di giovani: questa è la sfida

Ovviamente Renzi non è d’accordo. Altrimenti non avrebbe passato più della metà del tempo del duello con l’88enne De Mita a fare il pavone nella veste di enfant prodige riuscito laddove i suoi predecessori hanno miseramente fallito, dimenticando o fingendo di dimenticare che la Costituzione è stata più volte rimaneggiata, che anche il III governo Berlusconi riuscì a farla approvare in doppia lettura dal Parlamento ma non a superare lo scoglio del referendum confermativo. Che è il punto dove si trova esattamente ora il testo della riforma ispirata da Napolitano, voluta da Renzi e firmata dalla Boschi. E se il premier pensa di potersi aggiudicare la sfida del prossimo 4 dicembre provando a stendere televisivamente Zagrebelsky e De Mita a colpi di certificati anagrafici, ci permettiamo di suggerirgli sin da ora di cambiare spartito anche in nome della convenienza elettorale: l’Italia è un Paese di vecchi. A Renzi, semmai, spetterebbe trasformarla in una nazione per giovani e non solo di giovani.