Pd, volano gli stracci. Cuperlo avverte: «È scissione, sta a Renzi scongiurarla»

Non solo volano gli stracci in casa Pd, e sono anche stracci logori. Di quelli che andrebbero lavati in casa. Di quelli che, una volta lanciati, lasciano il segno. E stavolta, il segno è decisamente quello della scissione, di una fronda ormai istituzionalizzata nella minoranza democrat e che punta a dare la spallata finale. «Vorrei ascoltare la relazione di un premier che, oltre a rivendicare quanto ha fatto, vede i pericoli di una frattura nel centrosinistra e se ne fa carico», è l’estremo auspicio – oltre che il segnale d’allarme lanciato in “zona Cesarini” da Gianni Cuperlo, esponente di quella fazione di scissionisti che tanto maldipancia sta provocando ai vertici del partito. E il riferimento dell’ex presidente del Partito Democratico è chiaro e diretto: ormai praticamente al redde rationem fa esplicito riferimento alla Direzione che si terrà nelle prossime ore alla quale – conferma Cuperlo in un’intervista La Stampa – lega il suo voto al referendum. Del resto, non fu lo scontro aperto in una direzione del partito datata 2014, con il segretario Renzi, e riguardo alla bozza della legge elettorale che esclude le preferenze, a indurlo alle irrevocabili dimissioni dalla carica di presidente del Pd?

Il monito di Cuperlo a Renzi: «È quasi scissione»…

Un’onda di recriminazioni e di polemiche non ancora arrivata alla risacca, quella cavalcata da Cuperlo e dai suoi, che rischia davvero di travolgere una volta per tutte il segretario premier e i proseliti del suo rito riformasta. «Vorrei sentire – prosegue allora Cuperlo – la volontà di una svolta nelle priorità sociali del governo e un atto concreto sulle regole: elezione diretta dei senatori e nuova legge elettorale che garantisca rappresentanza, collegi e un premio per la governabilità tale da non farci uscire da una repubblica parlamentare». Vorrebbe ma non può, perché – prosegue l’ormai maturo ex leader della sinistra giovanile – «I segnali di questi giorni non incoraggiano. Io, però, non voglio arrendermi». Arrendersi ad una rottamazione fittizia e mirata che, finora, sembra aver colpito solo l’ex segreatrio Bersani che, proprio nelle ultime ore ha mestamente rilevato di essere stato trattato come un rottame. Ha ragione? «Le parole di Bersani – replica Cuperlo – mi hanno colpito e ho colto la sua amarezza. Lui si è assunto le sue responsabilità, ma i numeri generosi che oggi in Parlamento sostengono il governo Renzi sono frutto del suo lavoro. Un’antica saggezza orientale dice “quando prendi l’acqua al pozzo, ricordati di chi lo ha scavato”. Temo che parecchi non conoscano il detto. Spero solo che non vendano il pozzo»…