Parlato: il Msi fu conservatore, ma il Fdg fece battaglie d’avanguardia

Giuseppe Parlato, docente di Storia contemporanea, al fascismo e al postfascismo ha dedicato vari studi (Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia, 1943-48 e La sinistra fascista. Storia di un progetto mancato, entrambi editi dal Mulino) e un altro è in preparazione e riguarda l’esperienza di Democrazia nazionale (nata da una scissione nel Msi nel 1977). Ha il profilo giusto dunque per seguire da regista l’organizzazione della mostra Nostalgia dell’avvenire sui 70 anni del Msi. Un partito che, al contrario di quello che si è portati ad immaginare, suscita ancora interesse e coinvolgimento nonostante sia stato sciolto nel congresso di Fiuggi del 1995. “All’università – racconta Parlato – sto facendo un corso sulla storia del Msi e ci sono tanti ragazzi interessati. Ragazzi normali, non neofascisti. Dunque il soggetto Msi non è archiviato nella memoria degli italiani, anche se certo non parliamo di un interesse di massa”.

Senta ma perché un cittadino comune dovrebbe venire a visitare una mostra sui 70 anni del Msi?

Guardi, in generale l’individuo comune è poco interessato alla politica e alle mostre che riguardano la politica, non solo a quella sul Msi. Ci sono tuttavia molti giovani che riflettono sullo scenario attuale e hanno interesse a capire come si sono sviluppati certi meccanismi e certe appartenenze. Poi un visitatore può essere spinto da altre ragioni: magari aveva un genitore che è stato militante del Msi o magari un nonno o ancora può avere un particolare interesse storico.

Sul Msi esistono pregiudizi ideologici duri a morire. Si ritiene che sia stato un partito dedito all’attivismo violento, nostalgico o puramente conservatore. Lei pensa che la mostra sui 70 anni del Msi possa demolire queste idee?

Non è certo una mostra che può far cambiare idea eppure io di questa iniziativa ho parlato con amici e persone che sono tutt’altro che vicine al Msi e l’hanno trovata interessante. Le ragioni sono molteplici: l’epoca attuale subisce il fascino della prima Repubblica  come se in quel passato, accanto ai vizi innegabili, vi fosse un grande patrimonio da salvare e cioè la fede negli ideali. In questo senso la mostra può essere utile per dare un’indicazione diversa sull’immagine del Msi che non era un partito di beceri estremisti. Ricordo che nel 1973 il FdG propose l’abolizione della leva obbligatoria e fece campagne per il voto ai diciottenni. Posizioni che erano tutt’altro che nostalgiche o riconducibili alla destra reazionaria.

Oggi la destra è divisa in vari filoni che faticano a trovare punti in comune. Agli esponenti di queste varie destre la mostra cosa può suggerire?

La mostra non ha una funzione politica e la domanda andrebbe girata ai leader che, se vorranno, la visiteranno. In ogni caso dà conto delle proposte elaborate da un partito che era in posizione antagonista rispetto al governo. Dopo di che ciascuno ne prende atto e agisce  secondo quella che è la propria cultura, recuperando se vuole certi insegnamenti.

Secondo lei il Msi era di destra?

Assolutamente no. Il Msi fa parte di quei partiti sintetici che riuniscono tutto e il contrario di tutto, come lo stesso fascismo e come la Dc. Come la Dc il Msi ha avuto al suo interno correnti molto diverse, anche incompatibili tra loro. I temi della sinistra nazionale sono stati ad esempio valorizzati dalla componente rautiana con un’elaborazione molto vivace e interessante, che puntava a superare l’anticomunismo conservatore. Ogni corrente contribuiva al dibattito interno e questo si rifletteva anche sull’identità del Msi.

Però la figura dominante resta quella di Almirante…

Noi abbiamo messo al centro della mostra la figura di Giorgio Almirante perché, sia all’interno che all’esterno del partito il partito si identificava con questo leader. E’ chiaro che il Msi fu un discorso corale, e che anche altri personaggi hanno dato un contributo importante. Il merito di Almirante è stato quello di riuscire a catalizzare su di sé l’immagine del partito, mentre gli altri hanno avuto il merito di avere lavorato in silenzio e senza protagonismi alla costruzione del partito. Se il Msi ha avuto una forte componente di destra lo si deve a Pino Romualdi, la forza della componente sociale fu dovuta a Gianni Roberti e poi fu recuperata da Pino Rauti, la componente giovanile fu vitalizzata e organizzata da Roberto Mieville  e poi ai tanti dirigenti che si sono succeduti. Quindi, la leadership visibile era quella di Almirante ma dietro c’era tutto un impegno che non si può dimenticare. Nella mostra le figure di un centinaio di dirigenti saranno presenti attraverso un video che ne trasmetterà l’immagine.