Paradosso Capitale: l’unica indagata in Campidoglio è la grillina Muraro

La richiesta di archiviazione del filone politico di “Mafia Capitale” e la fine giudiziaria dello “scontrinismo” come arma di lotta politica rischiano di scatenare un effetto politico a catena, con gravi danni per i già precari equilibri politici del Campidoglio grillino. La vittoria del M5S alle recenti elezioni amministrative era figlia di un doppio colpo giudiziario: la lunare accusa di mafiosità per Gianni Alemanno, il processo per peculato al suo successore, Ignazio Marino. Ora che per il primo è stata chiesta l’archiviazione e il secondo è stato assolto dal tribunale, le ragioni più epidermiche del successo pentastellato sembrano evaporare nel nulla. Anzi, poiché nel campionato del forcaiolismo manettaro c’è sempre un girone di ritorno, Alemanno e Marino riconquistano la propria “presentabilità” proprio nel momento in cui la vicenda dell’inadagata Paola Muraro, assessore all’Ambiente della giunta capitolina, va ad offuscare la stella di Virginia Raggi.

La Muraro: «Sugli indagati il M5S sta cambiano linea»

“E qui ti volevo”, verrebbe da dire. Ma esultare sulle disgrazie politiche altrui non serve a niente, può essere utile solo a bruciare l’emozione di un momento. Piuttosto, il caso Muraro è da tenere d’occhio perché potrebbe riservare sorprese. Non sul suo personalissimo destino di indagata quanto sulla possibile evoluzione del M5S, che sulla gestione politica di quel caso si gioca gran parte della propria credibilità. È la stessa Muraro a farlo capire in un’intervista al Messaggero quando, rispondendo alla domanda sulla possibilità che il movimento Cinquestelle evolva in senso garantista ha ammesso che «forse sì, sta cambiando la linea».

Il consenso al M5S dopato da inchieste finite nel nulla

La Muraro non lo dice forse perché – da tecnica – non lo sa, ma perché un cambio di linea politica possa essere percepito realmente come tale, dev’essere pubblico cioè frutto di confronto. Diversamente, è solo convenienza tartufesca, figlia della consapevolezza che il consenso di cui si è goduto e di cui tuttora si gode non passerebbe indenne l’esame antidoping, poiché drogato dagli effetti mediatici di inchieste giudiziarie finite nel nulla. Risultano perciò ancor più sconcertanti le parole dettate al Messaggero dalla Muraro sulla vicenda di Marino. Eccole: «Non farò la stessa fine: M5S mi sta difendendo». E ancora: «La differenza è sostanziale: io ho dalla mia parte la sindaca Virginia Raggi e il M5S, se do retta ai giornali non capisco niente». Bene, i manettari sono avvertiti: se ora cercano del marcio in Campidoglio, vedano alla voce “Cinquestelle”.