Paolo Conte, politicamente scorretto: «Io, cantautore senza messaggio»

«È verissimo, io non appartengo alla categoria storica dei cantautori che erano molto più giovani di me e portavano avanti istanze sociali, così non ho mai tirato fuori il cosiddetto “messaggio”». Questa una delle tante frasi chiave di Paolo Conte alla Festa di Roma in un incontro ravvicinato condotto da Mario Sesti e Gino Castaldo. Le mille anime dell’artista, cantautore, paroliere, polistrumentista, pittore, ex avvocato, enigmista di razza e sopratutto cantore del disincanto della provincia piena di antieroi per nulla moralisti e che si nutrono di jazz. «Preferisco i personaggi della provincia perché ti fa vedere le persone in passerella, li puoi individuare più che nella città».

Paolo Conte: il Nobel a Dylan non mi scandalizza

Per quanto riguarda le canzoni: «Credo che la tecnica di costruzione di una canzone e di un film si somiglino. La canzone va amministrata e secondo me non deve durare più di tre minuti e mezzo e per fare questo uso dei crismi cinematografici». Sul Nobel a Dylan, dice: «Non mi scandalizzo. La letteratura non deve essere considerata solo nel romanzo o nella poesia ma c’è anche nella musica. In fondo anche Pirandello era più un uomo di teatro che uno scrittore». Le parole Paolo Conte le scrive solo dopo: «Scrivo sempre prima la musica e sono davvero felice le parole arrivano solo dopo quando mi si impone di finire un disco. Solo nel caso di Genova per noi ho fatto un’eccezione. È un brano nato con parole e musica insieme perché mi ricordava i sentimenti particolari che provavo quando andavo in questa città. In questa canzone c’è qualcosa di etnico, in fondo piemontesi e liguri sono della stessa razza, parlano poco si somigliano, sono un po’ selvatici».

Conte e la sua passione per il jazz

Sul suo successo all’estero dice: «I francesi che sono vicini a noi e che noi chiamiamo “cugini”, cosa che non contraccambiano, mi amano molto. Mi lasciano a volte cantare una canzone in francese, cosa che non amano troppo, ma c’è anche in loro un insospettato amore verso l’italiano. Ad esempio trovano che la parola farfalla sia meravigliosa». Tra i film da lui scelti e di cui sono stati mostrati alcuni spezzoni troviamo: Il bacio dell’assassino, Blade Runner, Lo Spaccone, Amarcord e molti altri. Infine la sua grande passione per il jazz: «Sono un grande collezionista di dischi, anche quelli a 78 giri. E una volta per trovare i dischi d’epoca non era facile e costavano tanto. A quelli della mia generazione il jazz è arrivato addosso come una rivoluzione fortissima. La mia orchestra preferita? Quella di Duke Ellington».