Onida insiste: «Da Renzi solo spot, la riforma costituzionale è un obbrobrio»

Valerio Onida insiste: la riforma renziana della Costituzione è un pastrocchio. Alle battute polemiche del premier l’ex presidente della Corte Costituzionale, dalle colonne dell’Huffingtonpost,  preferisce non rispondere: «Io replico agli argomenti, non alla propaganda elettorale…». E se Renzi ha detto che «i grandi professori hanno perso anche di fronte al Tar», Onida ricorda che il ricorso da lui presentato insieme alla professoressa Barbara Randazzo è in realtà un altro. Il nodo riguarda il quesito del referendum del 4 dicembre. Onida ha presentati due ricorsi: uno al Tar del Lazio (che dovrebbe esaminarlo il 17 novembre), l’altro al tribunale civile di Milano, che dovrebbe decidere il 27 ottobre. «Sono due cose diverse», spiega  Onida che parla di una riforma «figlia della cultura della fretta e dello scontro», dietro la quale si nasconde l’elezione diretta del presidente del Consiglio.

Onida: una riforma truccata

Il ricorso presentato dall’ex presidente della Consulta solleva il problema della disomogeneità del quesito, che si riferisce aoggetti e contenuti multipli e molto diversi tra loro. «Questo lo rende lesivo della libertà di voto dell’elettore perché gli viene sottoposta un’unica domanda a cui può rispondere con un sì o con un no – spiega Onida – mentre a essere oggetto di modifiche costituzionali sono molti aspetti diversi ed eterogenei: per citarne alcuni, la riforma del Senato, i rapporti tra Stato e Regioni, l’elezione del presidente della Repubblica, la disciplina del referendum. In tal modo, come ha detto la Corte costituzionale a proposito del referendum abrogativo, si verrebbero in sostanza a proporre plebisciti o voti popolari di fiducia, nei confronti di complessive inscindibili scelte politiche dei partiti o dei gruppi organizzati che abbiano assunto e sostenuto le iniziative referendarie».

Tutto da rifare

Sul Senato, il costituzionalista dice che l’idea di partenza è buona ma realizzata male «perché non si dà luogo a una vera ed efficace rappresentanza delle istituzioni regionali. I senatori sarebbero espressione di un voto proporzionale da parte del consiglio regionale e dunque porterebbero in Senato la voce non della Regione ma dei rispettivi partiti. I sindaci che dovrebbero essere eletti senatori non rappresenterebbero né i Comuni, non essendo scelti da essi, ma dai consigli regionali, né la Regione. Inoltre il nuovo Senato avrebbe funzioni debolissime e avrebbe poca possibilità di incidere proprio sulla legislazione che interessa di più le Regioni». Il punto più critico di questa riforma è poi nel rapporto tra Stato e Regioni come pure la non soluzione del bicameralismo.

Renzi fa solo propaganda

«Questa riforma è frutto della cultura della fretta,  dove la parola d’ordine non è fare meglio, ma semplificare a ogni costo, anche dove questa esigenza non c’è. È la cultura dello scontro, per cui il Parlamento viene visto come un luogo in cui si perde tempo o in cui una maggioranza monocolore ed una opposizione dai molti volti si limitano a scontrarsi, mentre le decisioni politiche devono essere prese dall’esecutivo, o meglio dal premier e dai suoi collaboratori». Per Onida, insomma, Renzi fa solo propaganda elettorale.