Nobel per la Pace al colombiano Santos per la sua “quasi-intesa” con le Farc

Questo Nobel per la Pace sembrava dovessero vincerlo i negoziatori iraniani sul nucleare, i caschi bianchi volontari siriani, addirittura gli abitanti delle isole greche che hanno accolto i clandestini, Edward Snowden, un’attivista russa; invece è andato al presidente colombiano Santos per la sua quasi-intesa con le Farc, Forze armate rivoluzionarie della Colombia – Esercito del popolo, che da anni insanguina il Paese latino-americano. C’è solo il piccolo problema che l’intesa in questione è stata bocciata, ma questo, per la commissione del Nobel, evidentemente è solo un dettaglio. D’altra parte, non dimentichiamo che negli anni scorsi il Nobel per la Pace lo presero Barack Obama, la Ue, Yasser Arafat…. Quand’era ministro della Difesa, nel 2008, Santos lanciò l’Operazione Scacco, nel corso della quale fu liberata Ingrid Betancourt, esponente di un partito della sinistra colombiana. Insomma stamattina, a sorpresa, il Comitato del premio Nobel per la Pace ha riconosciuto gli «sforzi risoluti» del presidente della Colombia Juan Manuel Santos “per porre fine” alla guerra civile con le Farc che dura da oltre 50 anni, malgrado la recente bocciatura dell’intesa nel referendum popolare. La guerra civile, ha sottolineato la presidente del Comitato del premio Nobel, «é costata la vita di almeno 220mila colombiani e ha provocato quasi sei milioni di sfollati». Il premio, ha proseguito, «dovrebbe anche essere visto come un tributo al popolo della Colombia, a tutte le parti in causa che hanno contribuito a questo processo di pace e ai rappresentanti delle vittime di questa guerra». «Il presidente Santos ha iniziato i negoziati che sono culminati nell’accordo di pace tra il governo colombiano e le Farc», ha ricordato la presidente, sottolineando che Santos «ha sempre cercato di portare avanti questo processo» di pace. «Il risultato del referendum non è stato quello che voleva Santos», ha proseguito riferendosi al “no” alle urne e osservando che l’esito del voto sull’accordo stesso «ha creato una grande incertezza per il futuro della Colombia: c’é un pericolo reale che il processo di pace si fermi e che riprenda la guerra civile».

Il Nobel per la Pace non cambia la situazione in Colombia

«Sono molto molto contenta e molto ottimista per il futuro. Con questo premio Nobel si annientano le forze oscure che volevano far affondare il progetto di pace» con le Farc: lo dice l’ex ostaggio Ingrid Betancourt commentando su I-Télé il Nobel al presidente colombiano. «Con la pace non si torna indietro. Ora – ha aggiunto la franco-colombiana – bisogna semplicemente attuare il necessario per poter iscrivere nell’ordine giuridico colombiano l’accordo di pace con Le Farc». Da parte sua il presidente Santos si è detto grato e onorato del premio Nobel per la Pace conferitogli oggi, dicendo di accettarlo «in nome del popolo che ha sofferto così tanto durante questa guerra e definendolo un grande stimolo per costruire la pace in Colombia. «Questo è un riconoscimento per la gente di Colombia, e anzitutto per le vittime della guerra. È nel loro nome che lo accetto», ha aggiunto il presidente. Ma parlano anche le Farc: «L’unico premio al quale aspiriamo è quello della pace con giustizia sociale, senza paramilitarismo, senza rappresaglie e senza menzogne»: è questa la prima reazione su Twitter del comandante delle Farc, Rodrigo Londono, alias Timochenko, alla notizia. Le cose in Colombia stanno così, e non sarà il Premio Nobel a cambiarle: rimarrà in vigore fino al 31 ottobre il cessate il fuoco bilaterale e definitivo accordato dal governo colombiano con le Farc e che doveva scadere la scorsa domenica. Con una differenza di circa 65 mila voti, il “no” all’accordo firmato una settimana fa tra il governo e le Farc ha prevalso sui “sì” nel referendum relativo all’intesa per la riconciliazione. Il risultato del voto ha scosso in profondità, e sorpreso, il Paese. All’unanimità i sondaggi scommettevano per una vittoria – in qualche caso anche un trionfo – del “sì” voluto in primo luogo dal presidente Santos, per il quale il referendum rappresenta un colpo durissimo. Per Santos l’esito del voto è in altre parole un pesante “ko” politico. L’opposto invece per il suo rivale e predecessore, Alvaro Uribe, strenuo difensore del “no”. La notizia della vittoria del fronte di chi non accetta i termini dell’accordo firmato tra Santos e il leader delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, Londono, apre una nuova fase di instabilità per l’intero Paese, che non riesce a trovare la strada giusta per chiudere definitivamente 52 anni di conflitto armato.