Mugnai: «Nella mostra sul Msi le tracce per la destra del futuro»

«La mostra sul Msi? Può essere un punto di partenza…». Franco Mugnai, presidente della Fondazione An, ha scelto di mettere a fuoco il passato della destra con l’organizzazione della mostra sui 70 anni del Movimento sociale italiano, ma attraversando quelle gallerie di foto in bianco e nero e scorrendo volti e luoghi della sua memoria non ha perso la voglia di guardare avanti, al futuro di quella comunità. Mugnai, da giovane, tra Toscana e Lombardia, ha fatto tutta la trafila del missino che non molla la sua idea neanche quando si trasferisce dalla sezione ai corridoi dell’università, di cui conserva i ricordi fisici di un confronto aspro con gli avversari politici dell’epoca, come testimonia il suo naso da pugile che le ha prese e anche date, in politica, come tutti i missini.

La mostra è punto di partenza per cosa, senatore Mugnai?

«Per trarre da quella gloriosa storia missina messaggi importanti per il futuro della nostra comunità. Mi riferisco, in primis, all’approccio alla politica, che nel Msi era l’aspetto più suggestivo e per certi aspetti unico. La militanza, tra noi missini, era basata solo su valori ideali, sul senso di appartenenza alla comunità, sugli obiettivi comuni che passavano anche per ambizioni personali, coniugate però con quelli generali, del partito e anche della Patria. E questo accadeva soprattutto negli anni più difficili, quando essere missini non era semplice. Quel modo di intendere la politica di una volta è il miglior antidodo all’anti-politica di oggi e il miglior esempio per la destra di oggi e di domani».

Chi erano quei ragazzi del Msi con cui lei è cresciuto?

«Persone che avevano una visione del mondo comune, identitaria, per la quale valeva la pena di battersi, sentivano dentro di sé il senso della comunità, ragazzi che avevano a cuore il destino degli italiani e degli europei, uomini e donne che spesso hanno viste penalizzate le proprie ambizioni personali e professionali per la propria militanza».

Com’è stata accolta questa iniziativa da questo “popolo” ormai disperso in tanti rivoli?

«Ho riscontrato un interesse che va al di là delle più rosee previsioni, in tutti i contesti in cui mi sono trovato, non solo nel mondo di destra. Mi ha sorpreso scoprire che ne erano a conoscenza perfino persone che mai avrei immaginato che si potessero interessare a un evento del genere, anche di altri ambienti politici. Questa è la grande eredità di un partito che non esiste più dal 1995 ma che ha lasciato una profonda traccia storica e politica nel Paese».

Che ruolo ha avuto il Msi nell’evoluzione politica della democrazia italiana?

«Il Msi nasce con la definizione di Movimento e non di partito, e questo non è un caso: voleva essere una formazione aperta a tutti coloro che non volevano sottrarsi ai doveri, morali e politici, di un italiano. Hanno cercato di marginalizzarci, di fermarci, di espellerci, ma non ci sono riusciti e oggi quel Msi viene ricordato come un esempio di coerenza, idealismo e democrazia interna, anche rispetto a ciò che è arrivato dopo».

Quali sono stati i suoi riferimenti politici nel Msi, senatore Mugnai?

«Almirante, ovviamente, punto di riferimento per la ma generazione, ma anche Pino Rauti, che era il leader dell’area a cui io facevo riferimento. Ma voglio ricordare anche chi mi ha insegnato tanto da giovane, come il federale di Grosseto, Franco Gimignani (morto in circostanze misteriose ndr, come raccontava questo pezzo del Secolo)  e poi tutti gli altri che a livello nazionale, regionale e provinciale hanno guidato il partito».

La mostra è un “album di famiglia” dei missini. Nel suo album personale cosa c’è?

«Porto con me le immagini degli amici con cui ho condiviso esperienze belle e brutte e quell’idea di una famiglia parallela che mi ha accolto fin dalla mia giovane età, con un senso di appartenenza che non mi ha mai abbandonato in tutti gli anni di militanza».

Sarà anche l’occasione per una foto di gruppo dei vertici politici di una destra che ha scelto strade diverse. Anche quello può essere un punto di partenza?

«Il mio desiderio è che, a prescindere dai percorsi personali, tutti abbiano bene in mente il diritto-dovere di testimoniare l’appartenenza a quella grande famiglia di cui parlavo prima: questa mostra può essere un punto di partenza per ricercare e ritrovare un clima di serenità».