Il Msi in mostra: eroi, sfide e militanti ignoti. Ecco la presentazione

Tu chiamali, se vuoi, alieni, esuli in Patria, ribelli, incorruttibili, amanti dell’Italia non ricambiati, idealisti fuori dal tempo: tu chiamali, se vuoi, missini, oggi come ieri, generazioni di fenomeni che nelle file del Msi hanno resistito alla marginalizzazione sociale e alla persecuzione politica, esponenti di una comunità di “alternativi” che fin dal primo dopoguerra “ha sentito l’irresistibile attrazione per chi sfidava il potere, la retorica e l’ideologia dominante”, per dirla con le parole di Marcello Veneziani, direttore scientifico della Fondazione An.

Al popolo missino, rappresentato da una figura metaforica, il militante ignoto, “al suo fiero sentimento politico, alla sua fiammeggiante passione ideale, al suo candore solare, al suo ardore nazionale e sociale”, la Fondazione An  dedica la mostra sui 70 anni del Msi che sarà presentata oggi, 6 ottobre, alle 12, nella nuova sala convegni (ex sala De Marsanich) di Via della Scrofa 43, con la partecipazione dei consiglieri di amministrazione della fondazione An, tra cui Gianni Alemanno, Maurizio Gasparri, Altero Matteoli e Ignazio La Russa, del presidente della Fondazione Franco Mugnai, di Marcello Veneziani e Giuseppe Parlato, rispettivamente ideatore e curatore dell’iniziativa.

Il Msi e la “nostalgia dell’avvenire”

La mostra “Nostalgia dell’avvenire” (che sarà inaugurata il 20 ottobre e aprirà anche un ciclo di convegni a tema) ripercorre la storia di un popolo, di una comunità e di un partito, il Msi, che ha segnato la storia italiana del dopoguerra incidendola a sangue in profondità con iniziative, atti politici e un’idea di società che ha anticipato e previsto gli scenari attuali, dalla questione demografica al tema dell’economia globalizzata, dal tema della partecipazione a quello dell’Europeismo culturale, in difesa dei valori dell’Occidente, fino alle questioni dell’immigrazione, dell’integrazione e della subalternità culturale della destra. Visionari, ma anche cocciuti, questi missini, come dimostrano  video, documenti, fotografie e testimonianze dei 70 anni di vita del Msi, un Movimento (e qui il paragone con altri, attuali “movimenti”, è d’obbligo…)  fondato il 26 dicembre del 1946 “in un cupo tramonto” e sciolto in Alleanza nazionale il 25 gennaio del 1995 alle 16.30: la mostra racconta tutto, senza infingimenti – successi e fallimenti – dalle vicende delle segreterie Almirante, De Marsanich, Michelini, Fini e Rauti ai passaggi storici fondamentali, ai racconti di vite vissute che si sono immolate e spente per la causa, fino alle memorie dei luoghi storici della destra italiana, Trieste, l’Alto Adige, Genova e Reggio Calabria, senza dimenticare i percorsi politici, sindacali e culturali di una destra che si emancipava anche dal “richiamo della foresta” del fascismo per attraversare, talvolta, deserti politici sempre con la bussola culturale di riviste, pubblicazioni, musiche, anche qui con ampiamente illustrate da documenti originali.  Ma nella mostra sul Msi c’è anche il mondo della destra giovanile, dalla Giovane Italia al Fuan, al Fronte della Gioventù, un universo composito che visse sulla propria pelle dolori e lutti degli anni di piombo e spesso segnò la strada ai vertici del partito o li sfidò con posizioni conflittuali e innovative. Settant’anni di dibattiti, spesso aspri anche all’interno, ma anche di battaglie comuni e di coerenza.

Nella mostra del Msi “l’autobiografia di un popolo”

«Nella storia del Msi ci siamo dentro, c’è la nostra adolescenza, la nostra gioventù, gli anni della maturità. C’è la passione politica, c’è la speranza di far risorgere l’Italia. In quella storia si riconobbero migliaia, anzi milioni d’Italiani, per decine d’anni. Passarono da quelle sezioni, da quelle piazze tricolore, migliaia di studenti e di lavoratori, militanti di un partito che volle chiamarsi movimento per distinguersi dalla partitocrazia. In questa storia illustrata del Msi, accanto al “popolo” missino, tornano le immagini dei suoi leader, Giorgio Almirante innanzitutto, a cui già dedicammo eventi e pubblicazioni in occasione del centenario della sua nascita. E poi de Marsanich e Michelini, Romualdi e gli altri fondatori, Rauti e Niccolai, Tatarella, Fini e tutta la classe dirigente del Movimento, compresi coloro che poi scelsero la via della scissione. E compresi coloro che, dopo lo scioglimento di Alleanza Nazionale e le vicissitudini che ne seguirono, hanno scelto strade differenti. È l’autobiografia collettiva di un Movimento…”», spiega il presidente della Fondazione An Franco Mugnai nell’introduzione del catalogo, curato dalla professoressa Simonetta Bartolini. «Di quel popolo e della sua dignità vogliamo salvare il ricordo. E nutrire qualche nostalgia per l’avvenire…», ricorda Veneziani, mentre il professor Parlato non nasconde “la difficoltà di realizzare una mostra su un partito politico, per giunta scomparso”.

Parlato: «Una storia raccontata senza retorica»

«Si corre il rischio della retorica, si sfiora inevitabilmente l’effetto monumento – spiega Parlato, presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice – l’elogio stucchevole e una visione buonistica per la quale tutto quello che è accaduto è comunque positivo. Questo è assolutamente vero. Ma occorre tenere presente che una mostra non è un saggio storico e che quindi deve rappresentare un passato senza necessariamente giudicarlo e senza affrontarlo con quella esigenza di documentato rigore che invece si chiedono a uno studio storico serio. Per cui, scopo della mostra non è quello di redigere un bilancio storico sul Movimento sociale italiano, a settant’anni dalla sua nascita, quanto quello di rappresentarlo, con tutte le prospettive, le contraddizioni, i successi, le illusioni. Rappresentarlo come i militanti l’hanno vissuto».

Quei militanti, ignoti e non, che dal 20 ottobre potranno visitare la mostra, con licenza, per una volta, di commuoversi.