«Arrendetevi o morirete tutti a Mosul»: ultimatum del premier iracheno all’Isis

«Arrendetevi o morirete». È l’ultimatum lanciato ai terroristi islamici dell’Isis a Mosul dal premier iracheno Haidar al Abadi durante una visita alla città di Shura, 35 chilometri a sud di Mosul, strappata nei giorni scorsi a Daesh. «Le forze di liberazione irachene – ha aggiunto Abadi – taglieranno presto la testa del serpente a Mosul: il resto delle sacche di Daesh saranno indebolite e saremo in grado di spazzarle via rapidamente». Abadi ha anche fatto appello ai civili di Mosul perché rimangano nelle loro case durante la battaglia. Il duro intervento del premier è venuto dopo la notizia che l’Isis ha «massacrato oggi 300 civili a nord di Mosul, accusandoli di aver collaborato con le forze nemiche», come ha detto un esponente del Consiglio di Ninive (Mosul è il capoluogo del Governatorato), Hossam al-Din al-Abbar, citato dai media iracheni. «I plotoni di esecuzione hanno fatto strage nel villaggio di Moshairefa». Nella cittadina di Ninive (sulla sponda orientale del Tigri a Mosul) invece sono stati messi a morte 50 miliziani fuggiti dal fronte, dopo una sentenza della Corte islamica jihadista, nella base Isis di al-Ghazlani. Lo riferisce la tv Al Sumaria News. E c’è un altro video dei terroristi: «A Mosul è iniziata la battaglia contro i miscredenti», è il titolo del video pubblicato dall’Isis, e fatto circolare sabato scorso nella “capitale” di Abu Bakr al Baghdadi e ora reso pubblico sui propri network, nel quale si mostrano scene di violente battaglie. «Abbiamo di fronte le milizie sciite Shaabi, i Peshmerga, l’Esercito iracheno, i soldati cristiani» È intitolato “Ignition of War” ed è il secondo video Isis, dopo quello del 17 ottobre con esecuzioni di massa «delle spie di Mosul», intitolato “Deterring the Hirelings 2”.

A Mosul l’Isis ha compiuto diversi massacri

Le notizie sull’ingresso delle prime truppe governative irachene alla periferia di Mosul, roccaforte jihadista nel nord dell’Iraq, accelerano intanto le speculazioni su come l’intera regione in parte dominata dall’Isis verrà spartita dalle forze locali e regionali che partecipano all’offensiva, non senza forti tensioni tra loro. Dice Andrea Glioti, esperto di Iraq per la rivista italiana di geopolitica Limes: «La città “liberata” potrebbe diventare il capoluogo di una regione autonoma sunnita che si estenderebbe fino al confine con la Siria». Glioti precisa che è ancora presto per tracciare linee definitive delle future zone di influenza, ma le dinamiche in corso sul terreno indicano una graduale rivalità tra le forze in campo: «Il nodo più difficile da sciogliere sarà l’ostilità tra milizie sciite filo-governative dell’area di Tellaafar, a ovest di Mosul, e le forze vicine ad Ankara», ha detto Glioti, ricordando le ricorrenti tensioni tra il governo turco e quello iracheno, alleato dell’Iran. Attualmente, spiega l’analista di Limes, i Peshmerga curdi spingono da est e da nord-est, coordinati con le forze turche stanziate nella base di Bashiqa. A ovest ci sono le milizie sciite che sono pronte a sferrare l’offensiva su Tellaafar, la retrovia di Mosul jihadista. E da sud, prosegue Glioti, spingono invece le forze governative che – secondo l’accordo mediato dagli Stati Uniti tra Baghdad, Erbil e Ankara – dovrebbero avere il diritto di entrare per prime a Mosul “liberata”. In questo quadro è probabile che gli interessi del governo iracheno entrino in contrasto con quelli delle comunità sunnite di Mosul e di altre regioni ostili al governo filo-iraniano di Baghdad. «I leader sunniti di Mosul, che lottano contro l’Isis, hanno già espresso il desiderio di separarsi come regione autonoma da Baghdad».