Monte Paschi e Jp Morgan: Padoan si difende, ma non smentisce il “Corriere”

È scivolato come «acqua sotto la pancia delle anatre» l’editoriale sulle manovre del governo intorno alla ricapitalizzazione del Monte Paschi di Siena pubblicato ieri dal Corriere della Sera a firma del suo ex-direttore Ferruccio De Bortoli. Un silenzio che alla luce dell’autorevolezza del giornale, della caratura dell’autore e della delicatezza dell’argomento potremmo definire quanto meno insolito, se non addirittura surreale. Fa eccezione il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan, citatissimo da De Bortoli, che prima al direttore del Foglio Claudio Cerasa, che lo intervistava, e poi in una lettera allo stesso Corriere si è sostanzialmente limitato a rispondere che il governo non ha mai esercitato un «ruolo intrusivo» nella vita e nell’attività di quella banca. Una precisazione che non precisa un bel niente e che risulta troppo ambigua per chiarire i contorni della «scomoda questione» denunciata dal quotidiano milanese, a cominciare dalle modalità con cui è stato avvicendato il vertice del MpS. Modalità – ha opportunamente sottolineato De Bortoli – che «avrebbero scatenato, in altri tempi, forti polemiche».

Del tutto ignorata la ricostruzione di De Bortoli

Tutto comincia con una telefonata di Padoan al presidente della banca senese Massimo Tononi. «È il 7 settembre», ricostruisce l’ex-direttore, e il ministro, nelle vesti di «ambasciatore» di Renzi, ingiunge a Tononi di licenziare l’ad Fabrizio Viola. Tononi, che in seguito si dimetterà, oppone resistenza: «Fa presenti – scrive de Bortoli – le difficoltà di trovare un sostituto. Il ministro gli dice che il nome c’è già. È Marco Morelli, professionista molto apprezzato ma con un passato nell’istituto». Sui motivi che spingono Padoan a trasformarsi nel killer di Viola, il giornale di Via Solferino non sembra avere dubbi: «La forzatura – spiega de Bortoli – è figlia di un accordo tra il governo e la banca americana Jp Morgan del quale non sappiamo nulla». In realtà, qualcosa di questo intrigo finanziario l’ex-direttore mostra di conoscerlo, a cominciare da un «pranzo a Palazzo Chigi» tra Renzi e il numero uno della banca americana Jamie Dimon alla presenza di Vittorio Grilli, già ministro del governo Monti e oggi in Jp Morgan. La posta in gioco è la ricapitalizzazione dell’istituto senese.

Fu Padoan a chiedere la testa dell’ad Viola?

La Jp Morgan garantisce l’operazione e s’impegna nella concessione di un finanziamento ponte finalizzato alla successiva cartolarizzazione dei crediti in sofferenza. Ma c’è un ostacolo: Viola. «Agli americani – scrive il Corriere – non piace, preferiscono Morelli che ha lavorato con loro». Seguono altre importanti considerazioni relative ai termini dell’accordo per la ricapitalizzazione del MpS. Una vicenda che l’editorialista non esita a definire «oscura». Ve ne risparmiamo i dettagli anche perché quel che ci preme capire è chi, tra Padoan e De Bortoli, dice la verità. Il ministro avrebbe potuto rivendicare il proprio ruolo di maggiore azionista del MpS e giustificare l’interferenza sugli assetti di vertice con la necessità di tutelare gli interessi dei risparmiatori e del nostro sistema bancario. Padoan, invece, ha negato contro ogni evidenza il «ruolo intrusivo» del governo. Una circostanza che rafforza il sospetto che l’«intrusione» ci sia stata ma a tutela di ben altri interessi.