Miracoli del referendum: promessi i fondi per il pubblico impiego

Primo miracolo del referendum: la somma di 300 milioni inizialmente prevista per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego per il triennio 2016-2018 è lievitato fino a triplicarsi. Secondo quanto si apprende da fonti vicine al dossier le risorse disponibili si aggirerebbero intorno ai 900 milioni. Al momento, dunque, sarebbe questa la cifra al vaglio, mentre ancora si lavora sulla legge di Bilancio. E la partita non è ancora finita se è vero come è vero che non è affatto escluso un ulteriore ritocco al rialzo, magari riservando un surplus per il 2018, visto che l’aumento è spalmato in tre anni.

L’ipotesi: 900 mln per il rinnovo contrattuale 2016-18

Nelle prossime settimane sindacati e governo dovrebbero tornare a incontrarsi per fare il punto, prima dell’avvio vero e proprio della contrattazione, dopo sette anni di blocco. In discussione, infatti, non ci sono solo le risorse ma anche le regole con cui procedere ai rinnovi per il pubblico impiego. L’obiettivo dei sindacati è spostare alcune materie, oggi determinate per legge, sotto il cappello della contrattazione.

Renzi spera nel “sì” del pubblico impiego

Tutto bene, ci mancherebbe. Tuttavia, è lecito dubitare che difficilmente avremmo registrato tanta munificenza da parte di un governo che un giorno sì e l’altro pure sosta nelle con il cappello in mano nelle anticamere dei Palazzi del potere a Bruxelles se alle porte non bussasse l’appuntamento referendario del prossimo 4 dicembre con tutto il suo carico di incognite politiche. Per il governo si tratta di un appuntamento decisivo. Fin troppo scontato, quindi, che Renzi non badi a spese in campagna elettorale. Anzi, si può tranquillamente affermare che il vero motivo per il quale il premier ha spostato così in avanti la data della consultazione non – come pure tenta di far credere – allo scopo di consentire l’approvazione della legge di Stabilità da parte di un ramo del Parlamento ma solo per trasformare quella stessa legge in un formidabile arsenale di “persuasione” elettorale. In tal senso, l’aumento delle risorse per il rinnovo del contratto del pubblico impiego è solo l’inizio.