La Merkel si tiene i migranti e molla i bavaresi: non va al congresso della Csu

C’è sempre una prima volta anche in Germania. Infatti, per la prima volta, la cancelliera Angela Merkel non parteciperà al congresso della Csu, l’ala bavarese e conservatrice del suo partito, fissato a Monaco per venerdì e sabato prossimi. Ma ad impedirle di partecipare alla massima assise di quello che è un vero partito-gemello della Cdu, la Democrazia Cristiana tedesca, non è un raffrendore nè un concomitante impegno internazionale bensì – e qui sta la notizia – gli attriti insorti tra le due formazioni sulla questione dell’immigrazione: le porte della Germania – recriminano i bavaresi della Csu – sono troppo aperte e la Merkel, di chiuderle, non ne vuole proprio sapere.

La Merkel teme di essere fischiata

E l’attrito dev’essere abbastanza forte se – come nota l’agenzia di stampa Dpa – la partecipazione dei rispettivi leader è «normalmente obbligatoria» nei congressi dei due partiti che componono l’Unione cristiano-democratica e sociale (Cdu-Csu) guidata da Merkel, la cui rinuncia rompe dunque «una decennale tradizione». Ma c’è anche un tocco di “giallo” dietro la rinuncia della Cancelliera. Secondo indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, alla base della clamorosa rinuncia della Merkel ci sarebbe stata soprattutto la paura dei fischi e delle contestazioni che sarebbero potuti venire dalla platea dei congressisti. E questo spiegherebbe – secondo i bene informati – perchè la Merkel in una riunione della presidenza del partito aveva già lasciato intendere che una mancata partecipazione non sarebbe stato un dramma.

La Csu vorrebbe un freno all’ingresso dei migranti

E di certo non lo è. Ma è di certo un campanello d’allarme foriero di novità: è evidente che la Csu voglia evitare di essere coinvolta nella gestione aperturista del dossier migranti e pargarne elettoralmete il prezzo come invece sta capitando al partito della Merkel, sconfitto nel giro di pochissimo tempo prima nel land di Pomerania-Meclemburgo poi alle amministrative svoltesi solo poco settimane fa della capitale Berlino. In entrambi i casi a fare il balzo in avanti è stata la destra di AfD, Alternative für Deutsechland, un movimento che ora non lascia dormire sonno tranquilli neppure agli eredi di Franz Joseph Strauss, il politico bavarese più importante del dopoguerra tedesco.