La Meloni fa le pulci alla “schiforma” Renzi: «Scritta da incompetenti»

Ne abbiamo sentite tante sulla riforma costituzionale ispirata da Napolitano, voluta da Renzi e firmata dalla Boschi ed altre ancora ne sentiremo nei due mesi che ci separano dal referendum confermativo del prossimo 4 dicembre, ma va dato a Giorgia Meloni di essere riuscita ad introdurre tra i motivi che militano in favore del “No” una questione, quella anagrafica, apparentemente secondaria, ma che, in realtà, può e meglio di tante altre dare l’idea dell’a faciloneria e dell’approssimazione con cui la “schiforma” è stata confezionata.

Nel “nuovo” Senato si potrà entrare a 18 anni. Alla Camera resta il limite dei 25

Si tratta di questo: la Costituzione fissa a 25 anni l’età minima per essere eletti deputati e a 40 per per diventare membri del Senato, che si chiama così proprio in omaggio al valore della senectus, la vecchiaia intesa ovviamente come esperienza. Non a caso, i costituzionalisti definiscono il Senato anche come “Camera di raffreddamento” in opposizione a quella, ben più passionale e turbolenta dei più giovani deputati. Questo oggi. Non sarà più così se i “Sì” dovessero sdoganare la pasticciata riforma renziana. Già, perché tra le tante incongruenze della riforma costituzionale ce n’è una che la Meloni ha definito «particolarmente grottesca». Se infatti dovesse passare questa pessima riforma – ha spiegato in un post su Facebook la leader di FdI-An – «l’età minima per essere eletti deputati resterebbe a 25 anni, mentre per essere nominati al Senato, che vuol dire “assemblea degli anziani”, ne basterebbero 18». Una trovata che farà ridere dal momdo intero e che farà rivoltare nella tomba le anime, ancora adorne di laticlavio, di Cicerone e Catone.

La Meloni: «Incongruenza particolarmente grottesca»

«Non cercate un senso alla cosa è solo uno dei tanti “bug” di questa riforma pasticciata e scritta da incompetenti», scrive ancora la Meloni, che per altro è stata anche ministro della Gioventù nell’ultimo governo Berlusconi. Proprio in questa veste si era battuta per abbassare a 18 e a 25 anni l’età minima per accedere rispettivamente alla Camera e al Senato. «Purtroppo – ricorda – il governo di centrodestra è caduto prima che l’iter della legge si concludesse». Una proposta che Renzi e il Pd avrebbero potuto riprendere ma che hanno invece lasciato cadere. È la prova, chiosa la Meloni, che entrambi sono tanto vicini ai giovani «solo a parole». «Un altro motivo – ha poi concluso – per votare no al referendum del 4 dicembre».