Matteoli: «Eravamo missini incoscienti, oggi siamo liberi e orgogliosi…»

«Quando ammainammo la bandiera del Msi ed alzammo quella di An, tutti noi piangemmo. Contemporaneamente c’era anche l’entusiasmo per il tragurado raggiunto e per l’inizio di una nuova avventura politica», aveva raccontato Altero Matteoli al “Secolo d’Italia” un anno fa, rievocando il passaggio storico di Fiuggi.

Oggi che Matteoli, senatore di Forza Italia, si prepara a visitare la mostra sui 70 anni del Msi (dal 20 ottobre in via della Scrofa 43), il tratto che traspare resta ancora quello dell’emozione viva ma senza rimpianti.

Cosa ha rappresentato il Msi nella storia democratica di questo Paese?

«Una testimonianza, la salvaguardia di valori irrinunciabili quali la famiglia, il senso della Nazione, l’Europa dei popoli, la difesa della piccola e media imprenditoria. Inoltre, la difesa della tradizione che ci ha portato ad essere protagonisti nel mondo intero».

Qual è il suo ricordo personale sui suoi primi passi nel partito, la militanza, i primi incarichi?

«Quando mi schierai contro la petizione popolare del Msi-Dn, lanciata da Giorgio Almirante,  per l’applicazione della pena di morte nei confronti del terrorismo, petizione che raccolse oltre un 1 milione di firme. A quel tempo ero segretario provinciale del partito e consigliere comunale a Livorno. Dopo la mia presa di posizione, una mattina ricevetti una telefonata dall’onorevole De Michieli Vitturi che mi disse che Almirante mi voleva incontrare. Mi recai a Roma e durante l’incontro spiegai al segretario nazionale le motivazioni che mi avevano indotto a prendere quella posizione. Dopo pochi giorni lo stesso Almirante mi nominò segretario regionale del partito per la Toscana».

Che voleva dire essere missini negli anni di piombo, senatore Matteoli?

«Incoscienti. Nessuno di noi pensava di poter gestire anche una piccola parte del potere, ma rischiava sulla propria pelle. Gli anni di piombo potevano far saltare la Democrazia nel nostro Paese, se ciò non è avvenuto è anche perché c’era il Movimento Sociale baluardo contro la sinistra istituzionale ma soprattutto estrema».

Quali sono state le personalità più brillanti e incisive della storia missina?

«De Marsanich, Anfuso per la politica estera, Romualdi che per primo parlò di scelta di campo, Almirante per il suo coraggio e il suo carisma».

Che eredità lascia alla destra italiana la storia del Msi, senatore Matteoli?

«Potrei dire i valori di cui ho parlato nelle precedenti risposte, ma non solo. Il Movimento Sociale ha rappresentato il senso della militanza più pura. Nei congressi ci  dividevamo ma quando uno di noi era in difficoltà, tutti eravamo con lui. Inoltre, finito il congresso, si prendeva atto delle decisioni prese e si lavorava tutti per il partito, rimandando il confronto e le dispute al congresso successivo».

La mostra è dedicata ai “militanti ignoti” del Msi: esiste ancora un orgoglio missino che anima il popolo della destra italiana che ha seguito percorsi personali e politici diversi?

«La diaspora della destra non ha inficiato il nostro orgoglio di missini. Uomini liberi che non volevano e non vogliono padroni né in Italia né all’estero».