Marinai tardarono ad aiutare i migranti? Nessuna incriminazione per loro

Nessun errore o leggerezza, da parte dei quattro ufficiali della Marina Militare indagati per omicidio colposo e omissione di soccorso. I responsabili, che l’11 ottobre 2013 erano di turno in torre di controllo, a suo tempo erano stati ritenuti indirettamente coinvolti nelle 268 morti per il naufragio di quella mattina di tre anni fa, quando un’imbarcazione carica di siriani affondò in acque territoriali maltesi e i soccorritori italiani arrivarono tardi. Accertato che le operazioni si svolsero secondo le procedure corrette, la procura di Roma starebbe andando verso l’archiviazione del procedimento, si legge su “Libero”.

Ben 268 morti per il naufragio di quella mattina

Tra i quattro ufficiali finiti nell’inchiesta della procura di Palermo, partita dalla denuncia di un medico siriano che aveva visto i due figli morire e che poi era stata trasferita a Roma per competenza territoriale, c’è anche il tenente di vascello Catia Pellegrino, la donna diventata un simbolo delle missioni di soccorso che hanno salvato tante vite di migranti nel Canale di Sicilia. Su di lei è basato anche il documentario “La scelta di Catia”, che narra i suoi percorsi di vita, umano e professionale, entrambi dedicati al bene degli altri. Anche lei, come i colleghi ufficiali, per tutto questo tempo ha avuto la carriera bloccata. Ma, finalmente, sembra essere arrivata una svolta nella lunga vicenda giudiziaria: l’imminente archiviazione per non avere ritardato i soccorsi in acque maltesi.

Anche Catia Pellegrino coinvolta nell’indagine

Un’accelerazione è forse dovuta anche alle sollecitazioni politiche. Ieri sera, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, è intervenuto sul tema anche il premier. «Non metto mai bocca sui processi», ha spiegato Matteo Renzi, ma «ho incontrato il Capo di Stato Maggiore della Marina perché trasmettesse a Catia Pellegrino il senso della più alta stima e affetto verso la Marina». Un messaggio che segue quello già lanciato in mattinata da Roberta Pinotti. Il ministro della Difesa ha spiegato ad Avvenire: «Non posso che manifestare rammarico vedendo ufficiali valorosi messi sotto procedimento, con tutto ciò che comporta per la loro dignità e la loro professionalità. Sono stata in mare», ha proseguito il ministro, «e ho visto quegli ufficiali opera re al limite dell’eroismo, senza riposare ne di giorno ne di notte, con marinai che si sono tuffati fra le onde per salvare vite umane. Ebbene, dopo centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini salvati in questi anni – e in qualche caso fatti nascere a bordo – che ci possa essere ora anche solo il dubbio che abbiano causato la morte di qualcuno mi fa provare rammarico. L’inchiesta comunque», ha concluso, «non toglie a quei marinai l’onore per ciò che hanno fatto. Sono certa che quell’indagine si chiuderà in tempi rapidi e positivamente per i militari coinvolti». Quasi come per un sesto senso, il ministro della Difesa ha anticipato di poche ore le indiscrezioni che da ieri girano attorno al fascicolo di indagine dei pm Francesco Scavo e Santina Lionetti. Eppure solamente due settimane fa la Pellegrino e gli altri ufficiali della Marina erano stati costretti a sfilare negli uffici della cittadella giudiziaria di piazzale Clodio, accompagnati dall’avvocato, per spiegare come mai fosse passato tutto quel tempo tra l’Sos e il soccorso ai migranti.