Nell’Italia di Renzi si licenzia e non si assume. Lui aveva promesso il contrario

L’Inps ha certificato il flop assoluto della politica economica di Renzi. C’è poco da stare allegri. La riduzione degli sgravi contributivi sui contratti a tempo indeterminato ha pesato come un macigno sulle nuove assunzioni stabili: nel primi 8 mesi dell’anno, infatti – si legge sull’Osservatorio sul precariato pubblicato dall’Inps – le assunzioni a tempo indeterminato sono state 805.168, con un calo del 32,9% rispetto allo stesso periodo del 2015 quando lo sgravio contributivo era totale. Mentre si esaurisce l’effetto sgravi sulle assunzioni, crescono i licenziamenti e si riducono le dimissioni volontarie. Tra gennaio e agosto i licenziamenti complessivi sui contratti a tempo indeterminato sono passati da 290.656 del 2015 a 304.437 (+4,7%) quest’anno ma tra questi crescono soprattutto i licenziamenti individuali per ragioni disciplinari, ovvero quelli sui quali è intervenuto il Jobs Act con il contratto a tutele crescenti, mandando in pensione per i nuovi assunti la possibilità di reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento ingiusto. Continua a crescere l’utilizzo dei voucher con 96,6 milioni di buoni per il lavoro accessorio dal valore nominale di 10 euro venduti nei primi otto mesi del 2016 (+35,9%) in attesa di capire che succederà con la stretta sulle sanzioni in caso di mancata comunicazione da parte di imprese e professionisti sull’utilizzo dello strumento. Nel complesso le nuove assunzioni effettuate nei primi otto mesi del 2016 (comprese quelle a termine) nel settore privato escluse le colf e gli operai agricoli sono state 3.782.043 con un calo dell’8,5% sullo stesso periodo del 2015. Il calo si registra soprattutto sulle nuove assunzioni stabili (-32,9%) e sulle trasformazioni da contratti a termine, passate da 310.035 a 200.208 (-35,4%) mentre le trasformazioni in apprendistato restano sostanzialmente stabili a 54.000.

Rampelli: “Poletti dovrebbe dimettersi”

Si sta confermando quello che il centrodestra contesta da sempre. Si paventava il rischio che il Jobs act determinasse solo un riciclaggio di posti di lavoro. Ed è effettivamente così.  Tutto poi tende a complicarsi ulteriormente a causa della successiva riduzione degli incentivi e del diffuso ricorso ai voucher, che sono l’emblema del lavoro precario. «”I nuovi dati dell’Inps, che confermano i numeri di qualche settimana fa, dimostrano la totale inadeguatezza delle politiche per il lavoro. Senza che ce ne fossimo resi conto, hanno effettuato un’altra modifica della Costituzione, senza sottoporla a referendum: L’Italia da repubblica fondata sul lavoro è diventata una repubblica fondata sul voucher e sul precariato», commenta il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale alla Camera dei deputati, Fabio Rampelli.  «Il ministro Poletti dovrebbe dimettersi di fronte a questo ennesimo fallimento».